Guglielmo Lentini Spot
2 Maggio 2012
Mostra conclusiva rassegna “Sottopasso. Arte in volo”
Inaugurazione Venerdì 1° luglio ore 19.00
Mostra conclusiva rassegna “Sottopasso. Arte in volo”
Inaugurazione Venerdì 1° luglio ore 19.00
Sala Fondazione Antonio Rosmini
Via Canuto, 12 – Domodossola VB
Da sabato 2 luglio a domenica 17 luglio
Orari:
da martedì a venerdì ore 15.00 - 19.00
sabato e domenica ore 10.00 - 12.00 / 15.00 - 19.00
lunedì chiuso
dedicato a Geo Chavez
Sottopasso
Arte in volo
Il viaggio del progetto “Sottopasso. Arte in volo”, ideato da Massimo Fiumanò e la collaborazione di Olga Gambari, è arrivato a destinazione.
Una mostra conclusiva raccoglie tutti i lavori dei 24 artisti che dal maggio 2009 al settembre 2010 sono sfilati nella carrozza degli inizi del ‘900 pargheggiata sul binario 1 all’interno della Stazione Ferroviaria Vigezzina di Domodossola.Il lungo percorso espositivo è stato un modo di festeggiare l’impresa eroica del volo di Geo Chavez, un omaggio che l’associazione Ingremiomatris ha scelto per raccontare come ogni esperienza artistica sia un volo libero.
In fondo Geo Chavez, che il 23 settembre del 1910 trasvolò per primo le Alpi partendo da Briga in Svizzera e atterrando in un prato vicino a Domodossola, ferito a morte, era semplicemente un artista, per cui il volo rappresentava l’estrema essenza del fare artistico, dall’ideazione alla
processualità realizzativa. Era un appassionato e testardo visionario che credeva nei sogni, e il volo era diventato la sua vita, un’esperienza artistica necessaria, totalitaria, estrema. Questo prova chi è veramente artista, di penna, suono, pennello, pelle.
Ogni artista vuole volare, cerca il volo e quando vola, nell’opera, non vede oltre e non cerca altro.
La figura di Geo Chavez, quindi, è un’eco, una texture che tiene insieme e su cui si sviluppa, come un orizzonte, la struttura del progetto. Chavez sarà una sorta di compagno di volo.
La carrozza, ferma sul suo binario è stata per un anno e mezzo una galleria a statuto speciale, un esemplare unico visto da milioni di persone, quante sono quelle che passano per questa stazione ferroviaria che unisce Italia e Svizzera. Una scatola magica con una vetrina composta da sei
grandi finestrini illuminati e orientati verso il marciapiede. Tutte le opere dialogano ora insieme nella mostra finale: video, pittura, fotografia, scultura, musica.
Espongono:
Leandro Agostini, Marco Bianchetti, Elena Biringhelli, Maria Bruni, Momò Calascibetta, Margherita Cassani, Bonifacio Castello, Luca Chessa, Giuliano Crivelli, Riccardo Faggiana, Elisa Gallenca, Alessandro Gioiello, Bresciani Giacomo (Mirror), Giulia Krahn, Moreno Nicoloso, Maurizio Paderno, Carlo Pessina, Francesca Renolfi, Ripepi Gianluca, Massimo Stringara, Claudio Taddei, Enrico Tealdi, Danilo Ursini, Claudio Zoccola.
Catalogo - edizioni Umberto Allemandi
Intanto anche il progetto de “Il paese dei nidi” (ideato da Patrizia Rossello, progetto sonoro a cura di
Andrea Pozzoli. www.ilpaesedeinidi.it) fa tappa a Domodossola, un arrivo fatto di voci, cinguettii e
parole nell’aria, che si concretizza in un’installazione sonora, creando una sorta di gemellaggio
con altre ipotesi di volo.
Un volo allargato e comune, che trova altri compagni e nuove libertà.
L’École des Italiens – Museo Immaginario
Chiuso per un anno

Chiuso per un anno. Ma potremmo anche vietare l’ingresso per sempre. Neghiamo l’accesso, ma all’interno l’attività sarà febbrile. Dentro, le cose succederanno inesorabilmente: i quadri ci saranno, gli artisti saranno presenti con le loro opere, le luci saranno sempre accese. Gli eventi saranno garantiti da un programma impeccabile. Dentro le opere, fuori i visitatori.
Per un anno la soglia non potrà più essere varcata, né in entrata né in uscita. Perché, nei tempi in cui viviamo, si entra e si esce dalle gallerie d’arte con troppa disinvoltura, peggio che nel Grand Hotel frequentato da Greta Garbo e John Barrymore. Andare avanti e indietro come formiche impazzite è diventata l’unica attività praticata. Forse perché oltre la porta, dentro e fuori, c’è poco da scoprire, niente che giustifichi la sosta. Solo un viavai ossessivo che conferma l’assenza, sempre meno giustificata, di un pensiero o di un’idea di nuovo eroici.
È per amore che abbiamo deciso di negare l’arte ai curiosi, ai mondani di professione, ai presenzialisti del nulla. Per un anno, dunque, vi inviteremo a delle vere mostre, che potrete solo “spiare” attraverso piccole aperture praticate sui vetri delle finestre oscurate da giornali. Perché all’interno ci saranno dei lavori in corso. Frenetici.
Vogliamo riaffermare l’idea che la galleria è un luogo dove si entra per partecipare a un mistero. Un luogo che merita rispetto. Che pretende decoro, severità di comportamenti e sobrietà di abiti.
Per un anno sarà chiusa soltanto la porta d’ingresso. Dopo, però, potremmo essere anche più drastici, decidendo di murarla definitivamente. E se mai ci venisse voglia di ospitare qualcuno lo faremmo anche noi come il divino e malinconico Pontormo: calando una scala di legno dalla finestra. A nostro insindacabile piacimento.
Prima mostra della serie «Chiuso per un anno»
Jan Konupek
Giugno – Luglio 2011
L’École des Italiens – Museo Immaginario
Domodossola, via Mellerio
Info 339 3294909
Jan Konupek (1883 – 1950)
Pittore, illustratore ed incisore, Jan Konupek, nasce nel 1883 a Mladá Boleslav (Boemia Orientale), dopo pochi anni si trasferisce a Praga con la famiglia.
Alcuni tra i maggiori architetti del tempo furono suoi docenti alla Scuola Superiore di Tecniche Figurative.
Nel 1910 con altri artisti (Kobliha, Váchal..) fonda il gruppo Sursum.
Nel 1912 inizia a creare il primo di vari cicli grafici, dedicati a figure come Amleto, Cristo, Don Giovanni, Ercole.
Per molti anni insegna alla Scuola Statale di Grafica e collabora con diverse riviste.
Muore a Nové Mêsto (Boemia Orientale) nel 1950.
Scrisse Konupek nell’autobiografico Hodina Hermova, “ciò che io faccio non è che una registrazione e una riproduzione di impressioni ed accadimenti dell’incessante pellegrinaggio nella grande spirale della vita”. Una trascrizione quasi automatica di fatti regolati altrove, dei quali sarebbe vano cercare le motivazioni. “Sono determinista, - continua Konupek – non solo credo, ma sono convinto che una mano estranea mi conduca e mi spinga in avanti. Non mi ribello. Sarebbe inutile resistere”.
Konupek si nutre di enigmi. Furori mistici e frenesie visionarie si inseguono in lui secondo sorde e misteriose euritmie; le sue opere, come scrisse Frantisek Kobliha nel saggio che gli dedicò nel 1943, sono “cristallizzazioni di sogni”. E infatti, come cristalli, le sue visioni sono nitide e chiare, spesso la resa grafica è di un netto realismo che a volte diviene quasi vignetta. E questo disegno saldo, ben fatto, è la cifra degli artisti filosofi, come aveva già notato Baudelaire.
L’arte di Konupek, così come i soggetti delle sue opere, è fuori del tempo, è simbolismo senza età; e nella sua corsa in quello che Georg Trakl chiamò “raggiante precipizio del sole” egli fu, e non poteva essere altrimenti, cosmicamente solo.


Di Roberta Lerici
Alessandro Riva, critico d’arte, ex braccio destro di Vittorio Sgarbi quando nel 2007 era assessore alla cultura del Comune di Milano, scrittore e collaboratore di Carlo Lucarelli nel programma "Blu Notte" di Rai Tre, era stato arrestato nel 2007 dopo che alcune bambine amiche delle sue figlie avevano insospettito le loro maestre per il loro comportamento e per degli strani racconti.L’indagine era quindi partita da una segnalazione della scuola. Le bambine di età inferiore ai dieci anni hanno sostenuto un incidente probatorio quasi subito e si scrisse, allora, che si era voluto cristallizzare le prove per evitare che passasse troppo tempo dai fatti.Riva si difese dicendo di essere stato frainteso dalle bambine, e i suoi avvocati (Gentiloni Silverij e Guglielmo Gulotta) tentarono di far passare questa tesi parlando di giochi male interpretati e di "pettegolezzi contagiosi" dovuti al particolare stile di vita di Riva. Ma la condanna in primo grado a nove anni, ridotta a sei in appello, due giorni fa è stata confermata dalla Cassazione. A Riva era stata sospesa anche la patria potestà sulle figlie e nessuna dichiarazione è mai stata fatta da sua moglie, rimasta in silenzio in questi due anni e mezzo (il caso scoppiò nel maggio 2007).
Restano in rete i commenti increduli del mondo dell’arte, gli appelli e le raccolte firme di chi assicurava di conoscerlo benissimo e giurava sulla sua innocenza. Si disse, allora, che in Italia "si vedevano pedofili ovunque" e che qualcuno era dedito alla "caccia alle streghe".Insomma, assistemmo al repertorio completo di proclami e azioni messe in campo ogni volta che una persona "insospettabile" viene accusata di pedofilia.Lo stesso dispiego di mezzi ed energie, difficilmente viene usato per difendere le vittime, e questo crea un senso di sgomento in molti di noi.Leggere di volta in volta parole offensive e denigratorie nei riguardi dei bambini e dei loro genitori da parte, per esempio, di politici, vescovi, uomini di cultura, giornalisti, conduttori televisivi, avvocati o semplici cittadini, non fa onore alla nostra società, a prescindere da tutto.
MINORI MOLESTATI Riva, confermata condanna a 6 anni
Confermata in Cassazione la condanna a sei anni e mezzo di reclusione per violenza sessuale su minori per il critico d’ arte Alessandro Riva. Riva, scrittore, giornalista e in passato collaboratore dell’ assessorato alla cultura di Milano, era stato arrestato nel 2007 per aver molestato alcuni bambini. In primo grado era stato condannato a 9 anni. Pagina 11-Corriere della Sera, 27 novembre 2010
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Pedofilia, Decreto Sicurezza:Carcere per i condannati con effetto retroattivo.
Pedofilia, subito a processo il critico d’arte Alessandro Riva
Il volo dei desideri. Blowin’ in the wind
di
Maria Bruni
installazione sonora con fotografie, 2010
“blowin’ in the wind”, 2006, 6 fotografie a colori cm 50 x 70
elaborazione dell’installazione sonora a cura di Andrea Costa
voce di Gian Luca Favetto
nell’ambito del progetto
“Sottopasso. Arte in volo”
a cura di Olga Gambari e Massimo Fiumanò
da maggio 2009 a settembre 2010
sede: binario 1, stazione ferroviaria di Domodossola
Nella Stazione Ferroviaria Vigezzina di Domodossola, che collega due culture, due confini, tra la Svizzera e l’Italia, passano ogni anno due milioni di persone.
L’associazione Ingremiomatris ha scelto una postazione nel cuore di questa stazione, per aprire una galleria fuori dal comune. Una storica carrozza degli inizi del ‘900, dagli elegantissimi e spartani interni in ciliegio, recentemente restaurata e tenuta come un’opera d’arte in sé, ferma sul Binario 1, diventa spazio d’arte dove per 17 mesi sfileranno artisti e opere.
Olga Gambari
Tutta la rassegna è idealmente ispirata alll’idea stessa di volo, di partenza, di nomadismo concettuale. Il volo è una perfetta metafora dell’esperienza artistica. Voli che si compiono in ogni opera, sperimentazioni che partono da terreni conosciuti per esplorare altri mondi e altri cieli. Ogni tensione artistica è così, un volo, che porta l’artista stesso ma anche il pubblico, nel momento del contatto. L’arte è un insieme di tentativi, esperienze, approcci a tentare il salto, comunque, verso qualcosa.
Titolo: Il volo dei desideri. Blowin’ in the wind
Autore Maria bruni
Inaugurazione: venerdì 23 aprile 2010 ore 18.30
a cura di Olga Gambari
Sede: Binario 1 Stazione ferroviaria vigezzina, piazza
Matteotti, Domodossola
Date: 23 aprile 2010 – luglio 2010
Orari: tutti i giorni dalle 5:00 alle 21:00
Info: www.ingremiomatris.com
info@ingremiomatris.com
tel.:3357357840

Un’intera pagina pubblicitaria sui quotidiani, con due sole parole al centro, TERRA OMNIA ed i simboli di Kals’Art e Festino di Santa Rosalia, firmata Comune di Palermo e mi sono detto: ci risiamo.
Anche se nulla è comprensibile riguardo al progetto, si avvertono già le presenze di eminenze grigie pronte a masticare denaro pubblico. Non solo quest’amministrazione ha mortificato Palermo deprivandola di cultura, ma progetta ed organizza eventi futuri a porte chiuse guardandosi bene dal coinvolgere operatori, maestranze, associazioni e artisti locali.
E mentre in Consiglio Comunale l’ormai ex maggioranza Pdl ingolfa i lavori d’aula per non affrontare i problemi dentro i quali Palermo sta affondando, Cammarata sembra pronto ad agire nell’ombra per sperperare il denaro dei palermitani.
Così stamattina ho presentato un’interrogazione al Sindaco che è obbligato a rispondere entro 30 giorni, e tra i quesiti:

E’ il suo modo di salvarsi?
E’ una forma di gratuità più che di generosità.
"E’ vero perchè la gratuità richiede una grandezza che il generoso non sempre possiede. E poi a me piace stupire".
In passato lei stupiva giocando sui suoi gusti sessuali.
"Cosa vuole che le dica: ho praticamente smesso di fare sesso. Sono un omosessuale ideologico. I maschi cominciano a farmi schifo. All’odore del caprone in palestra preferisco la castità".
O le donne, visto l’elogio sperticato che ha fatto di Carla Bruni.
"Un’eroina della nostra contemporaneità".
Che cosa l’affascina di queste figure femminili: prima Liala, poi Zsa Zsa gabor e adesso la moglie di Sarkozy?
"E’ un movimento ascensionale. Liala conquista le analfabete e comunque insegna loro a lavarsela. Zsa Zsa conquista gli uomini. Non fa film ma è la più grande attrice della vita. La Bruni conquista il potere vero. In lei vedo la capacità ormai in estinzione di essere virile".
Si spieghi.
"La virilità è un progetto, la femminilità una condizione. Mettendo insieme queste due cose Carla Bruni ha conquistato una nazione, i francesi sono pazzi di lei. Non ha compiuto un passo falso. Ha tutta la mia ammirazione".
E lei ha amato?
"Ho cercato la merla bianca. Ma avevo già la mia opera e me stesso".
Di se stesso, del suo corpo scrive: il mio è un corpo che non si vendica su di me.
"Nel senso che sono costantemente aggiornato su di me, anche quando muto, quando mi trasformo, quando mi travesto".
Inclinazione camaleontica?
"Travestirmi equivale a sentirmi come Giorgio Samsa che Kafka trasforma in scarafaggio: sono un personaggio che può vivere indifferentemente in un romanzo o nel mondo".
Rimpiangeremmo il suo talento indiscusso.
"Mi hanno fatto il vuoto attorno perchè tra l’altro sono una persona troppo spiritosa".
Lei ha anche detto: si può smettere di scrivere ma non si può smettere di essere scrittori.
"Essere scrittore è per me possedere un terzo occhio. In questi anni di voluta inattività si è molto acuito".
Chi è per lei uno scrittore?
"Prenda me, come parlo, come mi muovo, come gestisco il mio corpo, prenda le mie opere e da lì capirà chi è scrittore e chi non lo è. Non è una cosa di cui posso vantarmi, perchè per il fatto di essere scrittore non me ne torna niente in tasca".
Tutto accade perchè deve accadere.
"Eppure non mi spiego perchè le ho rilasciato questa intervista. Ha mai scritto su di me negli ultimi anni?".
No, dovevo?
"Io nasco respinto. Mio padre non mi voleva, mia madre desiderava una femmina. Io nasco e già avevo un completino rosa".
Da neonato ha cominciato a scavare l’abisso fra lei e il mondo.
"Preferisco essere respinto che accettato, parola davvero miserabile. Chi siete voi per tollerarmi? Dei lombrichi. Ammettetelo e io vi trasformerò in draghi volanti. Il segreto è tutto qui".