SOTTOPASSO arte in volo “TRASVOLATA”

25 Gennaio 2010

Sottopasso
Arte in volo

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a cura di Olga Gambari e Massimo Fiumanò
da maggio 2009 a settembre 2010
sede: binario 1, stazione ferroviaria di Domodossola

 

 Nella Stazione Ferroviaria Vigezzina di Domodossola, che collega due culture, due confini, tra la Svizzera e l’Italia, passano ogni anno due milioni di
persone.
 
L’associazione Ingremiomatris ha scelto una postazione nel cuore di questa stazione, per aprire una galleria fuori dal comune. Una storica carrozza degli inizi del ‘900, dagli elegantissimi e spartani interni in ciliegio, recentemente restaurata e tenuta come un’opera d’arte in sé, ferma sul Binario 1, diventa spazio d’arte dove per 17 mesi sfileranno artisti e opere. 
Osserveranno la gente e proveranno a dialogare, a far fermare qualcuno, a raccontare comunque le loro storie. Useranno il linguaggio visivo, quello del colore, delle emozioni, delle forme, del movimento.
 
Se le gallerie di tutto il mondo lamentano che ormai, dopo la serata dell’inaugurazione, nessuno passa più, quale migliore possibilità di avere un pubblico continuo, ricco, quotidiano, affezionato? La carrozza, ferma sul suo binario, diventerà una galleria a statuto speciale, un esemplare unico. Dai sei grandi finestrini illuminati e orientati verso il marciapiede, le opere saranno visibili dall’esterno, osservabili solo da fuori, da chi passa lì vicino.
Il corpo del vagone sarà chiuso, un luogo a sé un po’ magico. Una galleria come una vetrina, che si protende per cercare il contatto, l’incontro tra opera e spettatore, lo scambio e il contatto tra arte e pubblico.
Una creatività multiforme che abiterà la stazione di Domodossola fino a settembre 2010, con un susseguirsi di mostre, tra personali e collettive, che spazieranno dalla pittura alla fotografia, dalla scultura alla videoinstallazione.
La carrozza sarà insomma un piccolo laboratorio in ebollizione, che andrà a cercarsi il suo pubblico sottoterra, partendo dal sottopasso di una stazione per uscire nel mondo.
 
Il 6 Febbraio alle ore 18 si inaugurerà  con le opere dell’artista ossolano Giuliano Crivelli e dell’artista ticinese Claudio Taddei, tutti e due pittori e musicisti.
Tutta la rassegna è idealmente ispirata alll’idea stessa di volo, di partenza, di nomadismo concettuale. Il volo è una perfetta metafora dell’esperienza artistica. Voli che si compiono in ogni opera, sperimentazioni che partono da terreni conosciuti per esplorare altri mondi e altri cieli. Ogni tensione artistica è così, un volo, che porta l’artista stesso ma anche il pubblico, nel momento del contatto. L’arte è un insieme di tentativi, esperienze, approcci a tentare il salto, comunque, verso qualcosa.
Nelle mostre che si susseguiranno la figura di Geo Chavez è un’eco, una texture che tiene insieme e su cui si sviluppa, come un orizzonte, la struttura del progetto. Chavez sarà una sorta di compagno di volo.
Geo Chàvez, aviatore di origini peruviane che per primo trasvolò le Alpi nel 1910 perdendo la vita, a soli 27 anni, morì in un tragico incidente proprio a Domodossola.       
Il 27 settembre 2010, la città celebrerà infatti il centenario della morte di questo personaggio che incantò e commosse il mondo sacrificandosi per il suo sogno.
Un comitato scientifico composto da Olga Gambari e Max Fiumanò sceglierà artisti e lavori, con un’operazione dal sapore avanguardistico e situazionista che connota da sempre lo spirito dell’Ingremiomatris.
Alla fine tutta l’operazione sarà documentata da un catalogo Allemandi editore, una sorta di diario di bordo di un lungo viaggio d’arte compiuto a bordo di un treno.
 
 

 

 
Titolo: " Trasvolata"
                    nell’ambito del progetto  “Sottopasso. Arte in volo”
 
Inaugurazione: sabato 6 Febbraio ore 18
 
a cura di Massimo Fiumanò
Sede: Binario 1 Stazione ferroviaria vigezzina, piazza
            Matteotti,  Domodossola
 
Date: 6 Febbraio – 14 Marzo
 
Orari: tutti i giorni dalle 5:00 alle 21:00
 
Info: www.ingremiomatris.com
         info@ingremiomatris.com

tel.:3357357840

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Intervista ad Aldo Busi

15 Gennaio 2010
Intervista di Antonio Gnoli ad Aldo Busi pubblicata da Repubblica il 12 gennaio 2009, pagg. 58 e 59

Provate a sostituire scrittore con pittore o intellettuale,
romanzo con quadro, ecc… Mi ci riconosco al 100%

"Guardo il nostro Paese con raccapriccio. Non ho più voglia di fare niente per l’Italia. Ho scritto i miei romanzi bellissimi e a un certo punto ho deciso: mi sono tolto dalle balle. Via. Dai rumori, dal chiacchericcio, dalle pretese di far sognare una nazione che non sogna, non vive, non ha futuro. Mi sento molto inutile. E se ne parlo, se ho deciso per un momento di rompere il silenzio, non lo faccio in quanto scrittore, ma solo perchè continuo ad essere Aldo Busi".

C’è differenza tra il Busi uomo e lo scrittore?
"Nessuna, ma la metto in guardia verso quegli scrittori che pensano di avere la chiave di volta per spiegare i mali del mondo, che ritengono d’essere dei salvatori della patria. Poi li leggi e senti immediatamente che non c’è l’opera, non c’è il romanzo. Io ho un’opera. Cresciuta nel deserto, nel nulla italiano. Ma c’è".

Non tutti se ne sono accorti.
"Non sono un populista. Quindi penso che il dovere dell’opera sia di rimanere ferma dov’è. Sono gli altri che devono andarle incontro. Il romanzo che va verso il pubblico non è più un’opera, al più è un’operetta. Tra l’altro avercene di operette. Neanche queste sono state prodotte negli ultimi vent’anni. Uno scenario desolante, dove spicca solo la rivoluzione di internet".

Non è poco, ha cambiato radicalmente il nostro modo di stare nella cultura.
"Certo, ma non in meglio. La lingua è diventata solo comunicazione. E’ caduto il senso estetico della lingua italiana e in generale della lingua usata come sistemazione delle idee. Con l’avvento di internet la mia opera si è trasformata in sale".

Appartiene al passato.
"La mia opera è talmente indietro che non è nè di ieri nè di oggi. E’ il domani".

Rischia l’incomunicabilità.
"L’esperienza di un lettore non è comunicabile ad un altro lettore. Il passa parola va bene per le operette. La mia identità di scrittore non è negoziabile".

Ma i romanzi bisogna pur venderli.
"Non ho mai pensato di vivere di diritti d’autore. Alla fine uno come me è destinato a rimanere solo. Non ho una famiglia alle spalle che mi protegga. Non appartengo ai clan, non sono iscritto ai partiti. Da sempre detesto la figura dell’intellettuale organico. Che cos’è: un suggeritore, un imbonitore, un servo? Sono disorganico a tutto".

E’ il suo modo di salvarsi?

"A un prezzo carissimo. Sono due settimane che non esco di casa, che non incontro nessuno, non vado a cene mondane. Non entro nei ristoranti. Cosa faccio? Cucino cotechino e lenticchie e metto su pancia".

Cosa la spinge a questa vita da recluso?
"Fuori incontri gente che è convinta di avere la verità in tasca e pensa di illuminarti. Ma questo non è il paese dei Lumi. Non vedo alcuna speranza di miglioramento. Per questo ho smesso di scrivere".

Non le manca la scrittura?
"Perchè dovrebbe? Quello che avevo da dire l’ho detto. Vengo dalla scuola severa del grande autodidatta. Non sono il semplice amateur. Lo scrittore è la coscienza della nazione. Se non è tale non è niente. Ma qui c’è ancora una nazione?".

Ce lo dica.
"Non le rispondo, non sono un demagogo, non mi rivolgo alle folle. La letteratura è un fatto elitario. In me non c’è la minima predisposizione al mercimonio ed alla prostituzione".

Eppure nel secondo dei suoi racconti c’è un elogio quasi malinconico di un giovane prostituto.
"E’ un lavoro come un altro, del resto non c’è cosa che non sia mercificata. Se è mercificato il pensiero perchè non dovrebbe esserlo un quarto di carne? La carne umana è la merce più a buon mercato che abbiamo. Non sono gli amanti prezzolati, le escort, i leccaculo che da noi mancano. E poi, gli uomini e le donne sono talmente insicuri di sè che è chiaro che stanno solo cercando un padrone. Tutti vogliono un padrone. La mia lotta, quando incontro qualcuno, è restituirgli la stima in se stesso".

E cosa si aspetta di ottenere?
"Non lo so e non m’importa di saperlo. A volte mi rimproverano di investire energie sulle persone sbagliate. Ma non ci sono persone giuste. Le persone sbagliate sono le uniche su cui vale la pena di prodigarsi. Sono le uniche davvero spossessate di sè".

Echeggia il retaggio cattolico.
"Solo una persona profondamente anticlericale e aconfessionale può essere buona come me. Io posso essere generoso con un nemico, un cattolico difficilmente".


E’ una forma di gratuità più che di generosità.

"E’ vero perchè la gratuità richiede una grandezza che il generoso non sempre possiede. E poi a me piace stupire".

Cosa significa stupire?
"Dare la sensazione che non stai agendo in base ad un istinto di rapina. Stupire significa costringere qualcuno a ricredersi su di te, su di sè e conseguentemente sul mondo".

In passato lei stupiva giocando sui suoi gusti sessuali.
"Cosa vuole che le dica: ho praticamente smesso di fare sesso. Sono un omosessuale ideologico. I maschi cominciano a farmi schifo. All’odore del caprone in palestra preferisco la castità".

O le donne, visto l’elogio sperticato che ha fatto di Carla Bruni.
"Un’eroina della nostra contemporaneità".

Che cosa l’affascina di queste figure femminili: prima Liala, poi Zsa Zsa gabor e adesso la moglie di Sarkozy?
"E’ un movimento ascensionale. Liala conquista le analfabete e comunque insegna loro a lavarsela. Zsa Zsa conquista gli uomini. Non fa film ma è la più grande attrice della vita. La Bruni conquista il potere vero. In lei vedo la capacità ormai in estinzione di essere virile".

Si spieghi.
"La virilità è un progetto, la femminilità una condizione. Mettendo insieme queste due cose Carla Bruni ha conquistato una nazione, i francesi sono pazzi di lei. Non ha compiuto un passo falso. Ha tutta la mia ammirazione".

I detrattori insinuano che abbia fatto tutto per calcolo.
"E allora dov’è lo scandalo? I critici come al solito non hanno capito che Carla Bruni ama tanto di più Sarkozy proprio in quanto non lo ama. Troppo facile amare qualcuno perchè lo ami. Prova ad amare qualcuno senza amarlo. E’ durissima".

E lei ha amato?
"Ho cercato la merla bianca. Ma avevo già la mia opera e me stesso".

Di se stesso, del suo corpo scrive: il mio è un corpo che non si vendica su di me.
"Nel senso che sono costantemente aggiornato su di me, anche quando muto, quando mi trasformo, quando mi travesto".

Inclinazione camaleontica?
"Travestirmi equivale a sentirmi come Giorgio Samsa che Kafka trasforma in scarafaggio: sono un personaggio che può vivere indifferentemente in un romanzo o nel mondo".

Che cos’ha fatto in questi anni di silenzio?
"Sono stato benissimo. Non ho fatto una bella mazza di niente. Non ho scritto, non sono andato in televisione, non ho avuto sfoghi sessuali. In compenso ho cambiato tantissime stanze d’albergo in Europa Non c’è stata cosa più bella che staccarsi da tutto e chiudere il rubinetto. Così se mi faranno fuori non ci sarà nessuno che mi rimpiangerà".

Rimpiangeremmo il suo talento indiscusso.
"Mi hanno fatto il vuoto attorno perchè tra l’altro sono una persona troppo spiritosa".

Di sè lei ha scritto in uno dei racconti: sono un ex cameriere con il complesso di superiorità.
"E’ vero. Ho avuto la fortuna di non essere un figlio di papà, di non studiare nelle scuole di Stato. Tutti quelli che erano handicap insormontabili li ho trasformati in grotte di Aladino piene di tesori. E poi, se uno non ha fatto il cameriere e non ha visto la vita dal basso, o dal sotto di una tovaglia, non può aspirare al trono".


Lei ha anche detto: si può smettere di scrivere ma non si può smettere di essere scrittori.

"Essere scrittore è per me possedere un terzo occhio. In questi anni di voluta inattività si è molto acuito".

Chi è per lei uno scrittore?
"Prenda me, come parlo, come mi muovo, come gestisco il mio corpo, prenda le mie opere e da lì capirà chi è scrittore e chi non lo è. Non è una cosa di cui posso vantarmi, perchè per il fatto di essere scrittore non me ne torna niente in tasca".

Tutto accade perchè deve accadere.
"Eppure non mi spiego perchè le ho rilasciato questa intervista. Ha mai scritto su di me negli ultimi anni?".

No, dovevo?
"Io nasco respinto. Mio padre non mi voleva, mia madre desiderava una femmina. Io nasco e già avevo un completino rosa".

Da neonato ha cominciato a scavare l’abisso fra lei e il mondo.
"Preferisco essere respinto che accettato, parola davvero miserabile. Chi siete voi per tollerarmi? Dei lombrichi. Ammettetelo e io vi trasformerò in draghi volanti. Il segreto è tutto qui".

PHILIPPE DAVERIO IL REGISTA DE IL ‘FESTINO’ 2010

11 Gennaio 2010
***Cronaca | 11/01/2010 | ore 13.44 » PALERMO: SINDACO, PHILIPPE DAVERIO IL REGISTA DE IL ‘FESTINO’ 2010 Palermo, 11 gen.- (Adnkronos) - Il noto critico d’arte e docente universitario Philippe Daverio "sara’ il regista de ‘Il Festino di Santa Rosalia 2010′, ma si occupera’ anche delle attivita’ culturali di ‘Kals’Art’ e di tutta la cultura a Palermo". Lo ha annunciato il sindaco di Palermo, Diego Cammarata, nella conferenza stanpa di inizio anno a Palazzo Galletti. Lo stesso primo cittadino ha detto che sono in arrivo dal Ministero della Cultura "1,5 milioni di euro per Kals Art".***

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*** "Firmeremo presto il disciplinare d’incarico come esperto cultura per Daverio", ha aggiunto Cammarata.***

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Così finì la Natività del Caravaggio

10 Dicembre 2009

Rosicchiata dai topi e poi bruciata

Da Spatuzza un riscontro alle dichiarazioni
di Marino Mannoia sulla tela rubata

PALERMO - Sarebbe finita in pasto ai porci e rosicchiata dai topi in una stalla di Santa Maria di Gesù. Alla fine, per disfarsi di quella tela così ingombrante, avrebbero deciso di bruciarla. La "Natività" del Caravaggio, la preziosissima tela rubata la notte tra il 17 e il 18 ottobre del 1969 dall´Oratorio di San Lorenzo a Palermo, avrebbe fatto una brutta fine. Almeno così ha raccontato a luglio scorso Gaspare Spatuzza ai pm di Palermo: «Ho saputo da Filippo Graviano nel carcere di Tolmezzo intorno al 1999 che il quadro era stato distrutto negli anni Ottanta. La tela era stata affidata ai Pullarà i quali l´avevano nascosta in una stalla, dove era stata rovinata, mangiata dai topi e dai maiali e perciò venne bruciata».
Spatuzza non sa altro ma le sue dichiarazioni bastano a fare un altro passo avanti in uno dei misteri di mafia che, negli ultimi 40 anni, è stato solo sfiorato ma mai chiarito da diversi collaboratori di giustizia. Quel che è certo è che quella tela fu rubata su precise disposizioni dei vertici di Cosa nostra. Per farne cosa esattamente non si sa. Non protetto da alcun sistema di allarme, la Natività finì in un furgoncino e fu portata nella fabbrica del ghiaccio dei Vernengo. Così almeno hanno raccontato negli ultimi anni alcuni collaboratori di giustizia che hanno consentito ai carabinieri del Nucleo patrimonio artistico di ricostruire i movimenti di quel quadro che sarebbe passato dalle mani di Pietro Vernengo a Gerlando Alberti, da Rosario Riccobono a Michele Greco, a Pippo Calò. Secondo alcuni di loro il quadro sarebbe stato esposto più volte durante importanti summit di mafia come segno del prestigio e del potere della cosca che ospitava il vertice.
«È stato trasferito da una «famiglia» di mafia all´altra quasi fosse un vessillo simbolo di forza», aveva spiegato il generale Roberto Conforti, comandante del Nucleo patrimonio artistico. Almeno una decina i pentiti che hanno parlato del Caravaggio rubato, da Giovanni Brusca a Salvatore Cancemi che hanno indicato anche una serie di possibili nascondigli, certi che il quadro fosse rimasto intatto. Ma le ricerche dei carabinieri del Nucleo patrimonio artistico in ville e appartamenti non hanno mai dato alcun esito. Solo Francesco Marino Mannoia aveva detto a Giovanni Falcone che la tela era stata distrutta. Ora le dichiarazioni di Spatuzza confermano questa tesi.

I suq: i colori, i sapori e gli odori della storia.

22 Ottobre 2009

Il Gusto del Trekking

dolcetti e scherzetti camminando in città

" Il gusto del Trekking: dolcetti e scherzetti camminando in città" è il titolo che quest’anno contraddistingue la sesta giornata nazionale del Trekking Urbano" , un’iniziativa promossa dal Comune di Siena per valorizzare i monumenti meno conosciuti di tutta Italia. L’ assessorato  comunale al turismo di Palermo aderisce il 31 ottobre 2009, per il secondo anno consecutivo a questo evento e con un proprio percorso dal titolo : " I suq: i colori, i sapori della storia" che è anche anche un Viaggio nel gusto alla scoperta dell’evoluzione gastronomica palermitana.

Il percorso prevede soprattutto la valorizzazione della Vucciria raccontata attraverso il linguaggio dell’arte. Il momento culturale, sarà costituito infatti dalla proiezione di  sei video relativi a Palermo e ai vicoli della Vucciria proiettati dalla terrazza dell’ artista Momò Calascibetta a Piazza Caracciolo verso il Palazzo della Ragioneria.
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UN TAXI ALLA VUCCIRIA
Da un’ opera di Momò Calascibetta-Realizzazione fotografica e montaggio di Luca Cassarà
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Palermo punta sul suo mercato più prestigioso, la Vucciria, mettendone in evidenza i tratti migliori della propria quotidianità: dalla vendita dei prodotti tipici alla gestualità del "putearo" con le sue strategie di vendita. Trovano spazio in questo quadro reale gli abitanti, i cui tratti somatici richiamano culture diverse  tenute insieme dal valore più alto che la cultura siciliana esprime nei confronti dello straniero: lo spirito di accoglienza.  Le partenze inizieranno alle ore 18 da Piazza Kalsa per concludersi alle 24 nel cuore della Vucciria. Ogni 15 minuti guide turistiche condurranno gruppi di 35 turisti, che a piedi visiteranno alcuni monumenti e piazze con lo scopo di spiegare l’evoluzione della tradizione gastonomica palermitana.
Da San Mattia ai Crociferi si procederà per via Alloro con la Chiesa di S. Maria della Gancia quindi per via del IV Aprile tappa al Museo Enodel Vino per conoscere le più prestigiose etichette della nostra produzione vitivinicola.. Si giungerà quindi a Piazza Marina  dove ha sede il Palazzo Steri, luogo storico dell’ Inquisizione dove sarà possibile vedere il quadro di Guttuso "La Vucciria"; successivamente per via Merlo per visitare le famose cucine dei  cuochi Monsù a Palazzo Mirto. Da Piazza S. Francesco dove c’è l’Antica Focacceria, sino al mercato dei Lattarini ed a Piazza Garraffello con il genio di Palermo per concludere  a Piazza Caracciolo nel cuore della Vucciria, ormai mercato "dimenticato", da sempre tripudio di odori, sapori e colori , dove sarà possibile gustare il popolare "cibo di strada " e rivivere la sua popolarità e le sue tradizioni.  Per l’occasione saranno allestite  le bancarelle   di Claudio " U Purparu " , quella del pane ca meusa di Rocky Basile per finire con quella degli antipasti tipici e le panelle di Zia Pina. Un carretto siciliano conterrà dolci tipici del periodo della festa dei defunti: martorana ed altre leccornie.

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- UN TAXI ALLA VUCCIRIA IN- FAME a cura di Momò Calascibetta

Momò Calascibetta  per la prima volta nel suo processo creativo, ferma l’ attenzione ai bambini assenti, sperduti e soli, i bambini di strada,  esempio di infanzia negata; Le opere scelte sono quelle dei bambini rappresentati insieme alle inquietanti macchine americane degli anni 50, quelle che circolano  tutt’oggi a Cuba; nel  video le sue immagini si mescolano con le realizzazioni fotografiche di Luca Cassarà   che le colloca in  un contesto reale , quello del quartiere della Vucciria di Palermo.
Nel secondo video Momò utilizza le immagini pittoriche dei suoi“ bambini sulle strade del mondo” che,  perduto il modello di riferimento familiare , riflettono senza mediazione le perversioni dell’attuale sistema della società moderna e il semplice, definitivo ed incosciente atto d’accusa contro  “l’homo economicus”, rivelatosi produttore di follia, esclusione, miseria, fame e ingiustizia.
Il cibo è l’elemento conduttore del video sia nel bene che nel male; l’eccesso del cibo è abbinato al concetto di fame, accanto alla voracità delle immagini grottesche quella di  un bambino  alle prese con l’alimento primordiale che è il "pane". 

-NON E’ ARTE a cura di Luca Cassarà

Non è arte è una serie fotografica che nasce dalla frase scritta da un anonimo sulla porta murata di uno dei tanti palazzi nobiliari ormai in totale stato di abbandono. "Amatevi", Memoria", "Altrove," sono alcuni dei nomi delle fotografie che scandite da una musica lenta, scorrono agli occhi dello spettatore accompagnandolo in un intenso viaggio. Un viaggio meditativo tra immagini parole, concetti, che racconta-no i luoghi di una Palermo degradata che affronta con maestosità e dignità il trascorrere del tempo.

 

-LA VUCCIRIA DI GUTTUSO a cura di Giuliano Bastiani

Un percorso dentro l’opera "la Vucciria" di Guttuso per  risaltare i  colori e le atmosfere del mercato storico più famoso della città sopraffatto ormai  da un recupero  edilizio che ne determinerà la sua scomparsa.

-BALARM e TRE MINUTI a cura di Angelo Trapani

Balarm è l’antico nome di Palermo. Questo video non ha la pretesa di raccontare Palermo ai suoi palermitani. E’ solo una sequenza di scatti fotografici che interpretano la voce della città che si ribella ai suoi cittadini, gridando alla voce del riscatto. Tre minuti di un piccolo spaccato di realtà complessa, attraverso una passeggiata per i vicoli del centro sino al mare. Tracce di Palermo e dei suoi abitanti che spesso sfugge alla logica comune ma testimonianza di un passato di fasti.

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PEDOFILIA, ALESSANDRO RIVA: PENA RIDOTTA IN APPELLO

21 Ottobre 2009
Pena ridotta al critico d’arte

È stato condannato a sei anni e mezzo di reclusione per violenza sessuale su minori il critico d’arte Alessandro Riva. La sentenza è stata emessa dai giudici della prima sezione della Corte d’Appello di Milano, che hanno ridotto la condanna a nove anni inflitta all’imputato in primo grado. Alessandro Riva, scrittore, giornalista e in passato collaboratore dell’assessorato alla cultura di Milano, era stato arrestato nel giugno del 2007 perchè, secondo l’accusa, avrebbe molestato cinque bambini di 10 anni, compagni di classe della figlia, all’interno della propria abitazione dove i piccoli trascorrevano i pomeriggi. I fatti contestati vanno dal 2002 al 2007. Lo scorso aprile Riva era uscito dal carcere ottenendo gli arresti domiciliari. Di recente il critico d’arte è tornato anche sulla scena milanese come curatore di una mostra.

Ridotta in appello la condanna per violenza sessuale su cinque bambine. Nove anni la condanna inflitta in primo grado, sei e mezzo in appello.
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Dunque, la tesi del contagio fra le cinque bambine e le maestre della scuola che avevano raccolto la loro confessione, non è passata neppure in appello. Ricordo che ad Alessandro Riva è stata tolta anche la patria potestà sulle sue due bambine. A nulla è valso chiamare un avvocato esperto come Guglielmo Gullotta, ad affiancare un principe del foro come Gentiloni Silverij. L’Avvocato Gullotta, nell’ultimo anno, adottando la stessa linea difensiva (quella del contagio fra le vittime), ha perduto anche con il professore dell’ospedale San Pietro di Roma che violentava le sue pazienti, condannato lo scorso anno. Adesso vedremo quale esito avrà la stessa tesi difensiva, nel processo a Suor Soledad che è accusata di abusi su 27 bambini dell’asilo di Vallo della Lucania.Una curiosità: l’avvocato Gullotta, parlando del caso di Rignano Flaminio, disse che si era di fronte a un caso di contagio fra genitori o isteria collettiva.

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Lo scandalo di Cammarata a PALERMO

21 Settembre 2009

Servizio di Stefania Petyx Striscia La Notizia 21 settembre 2009.
In un servizio di striscia la notizia di oggi è possibile evincere ancora una volta l’interesse privato del Sindaco Cammarata nella gestione della cosa pubblica.
Un impiegato della Gesip (società partecipata del Comune di Palermo) veniva utilizzato dal Sindaco per gestire il suo Yacht privato, noleggiarlo in nero e offrire copertura politica in caso di controlli. Il tutto coprendo le assenze dal posto di lavoro con fogli di finte presenza firmate in bianco…
Credo che oltre le mille battaglie per il riscatto della città la misura oggi si sia colmata.
Il centro-destra palermitano deve dimettersi e lasciare la città a chi la ama dal di dentro, dal profondo, disinteressatamente.

Fabrizio Ferrandelli
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I quaderni di Momò

8 Agosto 2009


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Momò Metallurgico

7 Luglio 2009

Il ‘gallismo’ sembra essere solo un ricordo, conservato nei libri e nelle pellicole dei film. I giovani di oggi al sesso preferiscono il bicchiere

Dove sono finiti i maschi siciliani ossessionati dalle bellezze femminili, con gli sguardi voltati a inseguire le gambe per strada e a indagare in tutte le scollature? Il ‘gallismo’, segno distintivo del maschio siciliano, sembra aver percorso il viale del tramonto e ormai, nella Sicilia del Duemila, è solo un ricordo, conservato nelle pellicole dei film e nelle pagine dei romanzi, come "Malizia" di Samperi o, appunto, il "Bell’Antonio" di Vitaliano Brancati.E anche se Andrea Camilleri, nel personaggio di Mimì, il vice di Montalbano, con ironia tenta di mantenere viva l’immagine del "maschio cacciatore", sembra proprio che da quando il sesso non è più quell’oggetto sospirato, inseguito, braccato, il suo posto è stato occupato da cocktail, superalcolici e droghe.Le fantasie sessuali, l’ebbrezza del desiderio si sono trasformate nel ‘movimentismo’, smania irrefrenabile che porta branchi di giovani a spostarsi da un locale all’altro, da una città all’altra.E’ il movimento quello che unisce il gruppo. I weekend nelle capitali del divertimento, le inaugurazioni delle discoteche in riviera e i grandi eventi di sport: ogni occasione è buona per spostarsi. E il sesso? Non è più una priorità e i play boy non esistono più. Al loro posto solo giovani…con la valigia in auto.

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Cammarata bis-Philippe Daverio assessore alla cultura di Palermo

4 Luglio 2009

Il sindaco di Palermo Diego Cammarata procede nel suo percorso di costruzione della futura giunta.
Dopo avere spinto in direzione dell’azzeramento della sua squadra e avere indicato l’ex assessore regionale del Pdl Francesco Scoma quale vicesindaco, il primo cittadino incassa la disponibilita’ di Philippe Daverio, 60 anni fra tre mesi, noto critico d’arte e conduttore televisivo, ad assumere la delega alla Cultura. E’ un profondo conoscitore del capoluogo siciliano, dove peraltro ricopre il ruolo di docente universitario di Disegno industriale. Eletto consigliere provinciale a Milano in una delle liste del candidato sindaco del Pd Filippo Penati, ma con un passato da assessore alla cultura nella giunta leghista di Formentini, Daverio non teme di essere vittima di una sorta di schizofrenia politica: “Destra e sinistra? Sono concetti che mi fanno ridere. Credo in un progetto culturale e nell’esigenza di trovare altra gente che ne sia attratta, riaprendo il dialogo con l’universita’”. 

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