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Gruppo di Cenere

Lunedì 14 Gennaio 2019

Se ti iscrivi nel Gruppo di Cenere conoscerai “Vizi Virtù e Godimenti dei signori dell’arte in Sicilia”

Cenere: regalami un sorriso

Mercoledì 12 Dicembre 2018

 

Una istallazione di
 Momò Calascibetta e un racconto di Dario Orphèe
 intorno al sistema dell’ Arte.
Una esaltazione dei
Vizi, Virtù, Godimenti
dei signori dell’Arte in Sicilia

a cura di Andrea Guastella
al 
MUSEO MANDRALISCA
28 dicembre ore 18.00 via Mandralisca 13, Cefalù
***Sette orizzontale - cm.69×69 - tecnica mista su tavola 2018***
 
Si inaugura venerdì 28 dicembre 2018, alle ore 18.00, presso il Museo Mandralisca di Cefalù, la rassegna di Momò Calascibetta e Dario Orphée La Mendola Cenere – Regalami un sorriso, a cura di Andrea Guastella.
 
Cosa c’entra Regalami un sorriso, la canzone di Drupi, con la Cenere penitenziale? A uno sguardo superficiale, niente. Cenere è infatti un violento J’accuse contro il sistema dell’arte siciliano, i cui protagonisti – critici e collezionisti, mercanti e curatori – sono seppelliti senza essere morti e, il che è peggio, condannati dalla penna e dal pennello degli autori – Dario Orphée ha raccontato nel suo racconto di una mostra nata morta, Momò Calascibetta invece i morti li ha risuscitati, sigillandoli in loculi di 69×69 cm. ciascuno – a ripetere in eterno i medesimi esercizi. E tuttavia, come accade ai politici accolti nei presepi di San Gregorio Armeno, anche in Cenere il disprezzo si converte sempre in scherzo, lo sdegno in un sorriso.Lo stesso imperscrutabile sorriso del capolavoro di Antonello ospitato a Cefalù, sotto il cui sguardo vigile Momò Calascibetta aveva già esposto nel lontano 2007 presentato da Vincenzo Consolo, e a cui ritorna coi suoi coloratissimi dipinti più divertito che mai. Interverranno alla serata inaugurale, oltre agli autori e al curatore, il Presidente della Fondazione Mandralisca, Antonio Purpura e il Sindaco di Cefalù, Rosario La Punzina, che recheranno i saluti dell’Ente ospitante e dell’Amministrazione comunale 

La rassegna, itinerante, inaugurata alla Farm di Favara lo scorso 16 giugno, e che ha già toccato il Polo Museale A. Cordici di Erice, l’ex chiesa di San Giovanni a Gela e Palazzo La Rocca a Ragusa, toccherà i principali musei della Sicilia per poi spostarsi in Italia e in Europa.
Momò Calascibetta nasce a Palermo. Si laurea in architettura con Gregotti ma sceglie di dedicarsi esclusivamente alla pittura; pittura che Leonardo Sciascia definirà “il racconto dettagliato dell’imbestiamento di una classe di potere già sufficientemente imbestiata nella più lata avarizia e nella più lata rapacità…”. I suoi personaggi hanno assistito “alla caduta degli dei” ma conservano l’imprinting del mito più alto; i suoi “relitti umani” divorano con cupidigia, godono e si preparano all’atto unico, forse finale, dell’effusione amorosa, della totale consunzione carnale dell’individuo, del deliquio dei sensi nella sfrenatezza di un’avida passione. Nel 1982 si trasferisce a Milano dove nascono Comiso ParkPiazza della VergognaDe l’amourLabirinto Verticale: serie di opere che verranno esposte alla Fondazione Corrente, alla Fondazione Mudima, alla Galleria Jannone, alla Galleria Daverio ed in fiere internazionali come Arte Fiera di Bologna, MiArt, Artexpo New York Coliseum, Art Basel, Arco Fiera di Madrid. Nel 2002 la Fondazione Mudima, a cura di Philippe Daverio, organizza una mostra-evento dal titolo Terromnia, dove vengono per la prima volta raccolte le sculture e i dipinti più rappresentativi di tutte le serie. La mostra susciterà l’interesse di Gillo Dorfles, Alessandro Riva, Marco Meneguzzo, Liana Bortolon e Giovanni Quadrio Curzio. Nel 2004 è ospite coi suoi lavori alla trasmissione Passepartout di Philippe Daverio su RAI 3 e nel 2005 un suo grande dipinto, Il gelato di Tariq, viene utilizzato per l’allestimento del set delle nove trasmissioni estive di Passepartout. Memorabile la sua esperienza di (non) partecipazione alla Biennale di Venezia del 2005, in occasione della quale organizza il progetto collaterale Esserci al Padiglione Italia, mostra di protesta contro un “mondo dell’arte” dominato da lobby finanziarie cieche ed arroganti, sempre più separate dalla vita reale. Nel 2005 col progetto Plotart a cura di Gianluca Marziani è coinvolto in diverse gallerie d’arte in Europa (Studio Senko, Danimarca; Dot Galerie, Svizzera; Fondazione Carlo Molineris, Svizzera; Galerie Kiron, Francia; Rar Galerie, Olanda; Galerie Hartdiest, Belgio; Blanca Soto, Spagna; Galleria Arturarte, Italia; La Sala Naranja, Spagna). Data al 2007 un’antologica intorno al tema del “sorriso” a cura di Vincenzo Consolo al Museo Mandralisca di Cefalù e al 2009 l’acquisizione di una sua opera al Museo Guttuso di Bagheria. Nel 2016 è il turno di Momeide, un’antologica alla Civica Raccolta Cappello a Ragusa, a cura di Andrea Guastella, e nel 2017 di un’istallazione alla Farm Cultural Park di Favara da titolo provocatorio Agrigentèrotique, a cura di Dario Orphée. Cenere, l’ultimo progetto itinerante realizzato in collaborazione con lo scrittore Dario Orphée e a cura di Andrea Guastella, lo vede presente dal 2018 al 2019 nei principali siti espositivi e musei della Sicilia, terra in cui l’artista, come hanno rilevato Sciascia, Bufalino e Consolo, è profondamente radicato. E anche in questo ciclo non vengono meno i tratti del disegnatore satirico di razza evidenziati un po’ da tutti i critici – da de Micheli a Soavi, da Dentice a Testori, da Daverio a Dorfles a Meneguzzo – che lo hanno seguito da vicino.
 
Nato ad Agrigento, Dario Orphée ha conseguito la maturità scientifica e la laurea magistrale in filosofia. Insegna Estetica ed Etica della Comunicazione presso l’Accademia di Belle Arti di Agrigento e Progettazione delle Professionalità presso l’Accademia di Belle Arti di Catania. Critico e curatore indipendente, collabora con numerose riviste – scrivendo di critica d’arte e teatrale, estetica, filosofia della natura e filosofia dell’agricoltura – tra cui “Segno”, “Il Pickwick”, “Permacultura & Transizione” e “Balarm”. Attualmente si occupa dello studio del sentimento, di gnoseologia dell’arte, di estetica ecobiologica e di scienze naturali.
 
INFO
Mostra: Cenere. Regalami un sorriso  
Autori: Momò Calascibetta, Dario Orphée La Mendola
Curatore: Andrea Guastella
Organizzazione: Fondazione Mandralisca- Coordinatrice Maria Giuliana
Spazio espositivo: Museo Mandralisca, via Mandralisca 13, Cefalù
Recapito telefonico: 0921421547
Inaugurazione: venerdì 28 dicembre 2018, ore 18.00
Durata: 28 dicembre 2018 – 24 gennaio 2019
Orario: 9.00-19.00 (9,00-12,30 / 15,30-19,00 il giorno di Capodanno)
Catalogo: in allestimento
Video: Davide Cataudella
Foto: Gerlando Sciortino e Franco Noto
Progetto grafico: Roberto Collodoro
Organizzazione tecnica: Salvo Sciortino
Giorno di chiusura: nessuno

Informazioni
ufficio stampa-Paola Feltrinelli
Staff Cenere

 

Cenere- Spoon river in Sicily

Mercoledì 1 Agosto 2018
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Cenere

***Spoon river in Sicily***

Una istallazione
intorno sistema dell’ Arte.
Una esaltazione dei
Vizi, Virtù, Godimenti,
dei signori dell’Arte in Sicilia

 

È possibile descrivere la vita umana evocando le vicende di un villaggio? Ci aveva provato Edgar Lee Masters nella sua Spoon River Antology, una raccolta di oltre duecento epigrafi con altrettante storie riassuntive delle esistenze dei defunti, appartenenti a ogni categoria sociale, in cui si riconobbe, tra gli altri, Fabrizio De André.

A circa cent’anni di distanza da quel testo memorabile, MoMò Calascibetta e Dario Orphée hanno realizzato un’opera i cui protagonisti appartengono a una Spoon River davvero speciale: sono i protagonisti del sistema dell’arte siciliano, e cioè di quell’insieme di figure – critici, collezionisti, galleristi, curatori – che si accompagnano agli artisti come un villaggio fantasma e, al contempo, come un cimitero colorato. Dario, scrittore, ha infatti evocato in termini grotteschi una mostra nata morta. Momò invece i morti li ha risuscitati, esaltandoli in loculi 69×69 cm. (i numeri conteranno pur qualcosa…) dove i grandi dell’arte sono condannati a ripetere in eterno i medesimi esercizi. In entrambe i casi, l’impianto satirico è un semplice pretesto per indagare il mistero della vita e della morte, della bellezza e dell’orrore. La rassegna, Cenere, a cura di Andrea Guastella, verrà presentata a Gela presso la ex Chiesa di San Giovanni Battista, via Damaggio Fischetti  il 13 agosto alle ore 18.30 con lo svelamento dei ritratti di MoMò Calascibetta, con una lettura di alcuni brani del racconto di Dario Orphée e con una presentazione del curatore Andrea Guastella e rimarrà visitabile sino al  17 settembre.

Nella serata inaugurale si svolgerà inoltre Cenere blu, concerto live lupping & sound effect, con musiche originali di Filippo Calascibetta e Roberto Barbieri. Cenere è una mostra itinerante e abbraccerà tra il 2018 e il 2019 i principali siti artistici della Sicilia. Le altre sedi previste, a parte Favara, dove la mostra è stata inaugurata lo scorso 18 giugno, ed Erice, dove è già terminata, sono Siracusa, Cefalù, Palermo, Termini Imerese, Enna, Catania, Ragusa, Messina e Lipsia, in Germania.

 

INFO
- Spazio espositivo: ex Chiesa di San Giovanni Battista
via Damaggio Fischetti Gela ( CL )
Titolo mostra: Cenere
Artista: Momò Calascibetta e Dario Orphée
Vernissage: sabato 13 agosto 2018 ore 18:30
Data di chiusura: 17 settembre 2018
- Orari: dalle 10.00/13.00 - 16.00/20.00
Catalogo: edizione aurea phoenix
Progetto grafico: Roberto Collodoro

P.R. per Gela: Danilo Mendola
- Foto: Gerlando Sciortino e Franco Noto
- Concerto live lupping & sound effect
- Musiche originali: Filippo Calascibetta e Roberto Barbieri

- Ingresso libero
- Curatore: Andrea Guastella

 

Informazioni

ufficio stampa-Paola Feltrinelli

paolafeltrinelli79@gmail.com 

Staff Cenere
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artmomo



 

Cenere

Mercoledì 27 Giugno 2018

 Un cimitero di cadaveri eccellenti nella mostra itinerante di

Momò Calascibetta

 

C’era una volta un antico maniero. Si ergeva coraggiosamente su un costone roccioso alto e quasi impraticabile. Quando non c’erano automobili, per raggiungerlo occorreva una mezza giornata. Ma, una volta in cima, il paesaggio toglieva il fiato: da un lato il mare infinito, dall’altro una costa verdeggiante e frastagliata. Sembrava il monte su cui il diavolo condusse Cristo per mostrargli le ricchezze della terra: “Se mi adorerai, tutto questo sarà tuo”. A giudicare dalla magnificenza del castello, quella vista incantata aveva dato alla testa ai notabili del luogo. Padroni di un feudo piccolo e remoto, lo avevano scambiato per un regno. Perciò avevano commissionato degli splendidi ritratti, che ne magnificassero le imprese. Oggi quegli uomini non esistono più. I dipinti, però, sono rimasti, e continuano a rivolgerci senza alcun imbarazzo le parole del marchese: “noi siamo noi, e voi non siete un cazzo”. Nel racconto di Dario Orphée e nell’istallazione di Momò Calascibetta, il paese non è Erice, anche se per alcuni aspetti le somiglia, e i signori non incarnano personaggi blasonati: sono solo l’insieme delle figure – critici, collezionisti, galleristi, curatori – che si accompagnano agli artisti come un villaggio fantasma e, al contempo, come un cimitero colorato. Il primo, scrittore, ha evocato in termini grotteschi una mostra nata morta. Il secondo invece i morti li ha risuscitati, esaltandoli in loculi 69×69 cm (i numeri conteranno pur qualcosa) dove i grandi dell’arte sono condannati a ripetere in eterno i medesimi esercizi. La rassegna, Cenere, a cura di Andrea Guastella, verrà presentata nel Polo Museale A. Cordici di Erice, sabato 1 luglio 2018 alle ore 18.00 con una lettura di alcuni brani del racconto di Dario Orphée e con lo svelamento dei ritratti di Momò Calascibetta e rimarrà visitabile sino al 15 luglio. In questa occasione si potranno ammirare per la prima volta, e con l’aggiunta di un inedito, le tavole originali di Momò Calascibetta. Cenere è una mostra itinerante e abbraccerà tra il 2018 e il 2019 i principali siti artistici della Sicilia. Le sedi previste, a parte Erice e Favara, dove la mostra è stata inaugurata lo scorso 18 giugno, sono Gela, Siracusa, Cefalù, Palermo, Termini Imerese, Enna, Catania, Ragusa, Messina, Milano e Lipsia, in Germania.

INFO

-Spazio espositivo: Polo Museale A. Cordici di Erice, (TP)

-Titolo mostra: Cenere

-Artista: Momò Calascibetta e Dario Orphée

-Vernissage: Domenica 1 luglio 2018 ore 18:00

-Data di chiusura: 15 luglio 2018

-orari: dalle 10.00 alle 20.00

-Catalogo: edizione aurea phoenix

-Progetto grafico: Roberto Collodoro

-Curatore: Andrea Guastella

Informazioni :

Link dell’evento

Staff Cenere

artecenere@gmail.com

Cenere

Sabato 9 Giugno 2018

Un progetto di Momò Calascibetta
con
un racconto di Dario Orphèe

Una istallazione
intorno sistema dell’ Arte.
Una esaltazione dei
Vizi, Virtù, Godimenti,
dei signori dell’Arte in Sicilia
  alla 
FARM CULTURAL PARK
sabato 16 giugno ore 18.00
cortile Bentivegna Favara ( AG)

Chi non ha mai sognato di seppellire il capo, o la moglie, o il collega importuno? Non di cancellarlo, intendiamoci: se non ci fossero gli altri scompariremmo pure noi. È solo che la morte trasfigura tutti in meglio: ci rende sopportabili, persino carini. Lo hanno capito i Cappuccini di Palermo, quando hanno deciso di aprire ai turisti le loro Catacombe. Dario Orphèe e Momò Calascibetta hanno fatto un po’ la stessa cosa: hanno raccontato il sistema dell’arte siciliana, cioè l’insieme delle figure – critici, collezionisti, galleristi, curatori – che si accompagnano agli artisti come un villaggio fantasma e, al contempo, come un cimitero colorato. Il primo, scrittore, ha evocato in termini grotteschi una mostra nata morta. Il secondo invece i morti li ha risuscitati, esaltandoli in loculi 69×69 cm (i numeri conteranno pur qualcosa) dove i “signori dell’arte” sono condannati a ripetere in eterno i medesimi esercizi. 
La rassegna, Cenere, verrà presentata alla Farm di Favara sabato 16 giugno 2018 alle ore18.00 con una lettura di alcuni brani del racconto di Dario Orphée, con lo svelamento dei ritratti di Momò Calascibetta e con una prolusione – ironica come tutto il resto – del curatore Andrea Guastella. 
In considerazione della natura degli spazi, esposti alle intemperie, le opere saranno riprodotte in pannelli di forex e accompagnate da gadget appositamente confezionati. I visitatori interagiranno deponendo fiori finti in corrispondenza delle icone preferite. 
Per leggere integralmente il racconto di Dario, bisognerà attendere la pubblicazione del catalogo, che sarà presentato alla Farm nel corso della mostra. Per ammirare dal vivo i ritratti di Momò l’appuntamento è invece ad Erice, dal 1 al 15 luglio. 
Cenere è infatti una mostra itinerante e abbraccerà tra il 2018 e il 2019 i principali siti artistici della Sicilia.

Le sedi previste sono, a parte Erice e Favara, Gela, Siracusa, Cefalù, Palermo, Termini Imerese, Enna, Catania, Ragusa, Messina e Lipsia, in Germania.

a cura di Andrea Guastella


Informazioni :
Staff Cenere

Love

Giovedì 15 Febbraio 2018

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LOVE

Angelo Barile, Momò Calascibetta, Lorenzo Ciulla, Roberto Collodoro, Demetrio Di Grado, Max Ferrigno, Corrado Inturri, Alfonso Siracusa Orlando, Miriam Pace, Francesco Paolicchi, Fortunato Pepe, Attilio Scimone, Massimo Sirelli, Alice Valenti e Gaetano Vella.

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Sono questi i quindici artisti della mostra ‘Love’, la collettiva d’arte contemporanea che verrà allestita nello spazio espositivo del Civico 111, a Gela. Protagonista sarà l’amore, quello della carne, quello per la propria terra d’origine, per la natura o per un’immagine e un concetto. Un sentimento dai mille volti che soltanto l’arte, dalla pittura alla fotografia, riesce a esprimere pienamente. L’inaugurazione sarà il prossimo 16 febbraio a Gela, in via Senatore Damaggio n.111, alle 19:30.

La mostra, curata da Danilo Mendola e allestita dal team del Civico 111, sarà introdotta dal critico d’arte Dario Orphèe La Mendola.


POGA POGA (una metropoli che balla)

Mercoledì 24 Gennaio 2018

POGA POGA

(Una metropoli che balla)



450.jpgGurubù Contemporary Art Roma in collaborazione con MIMU presenta: Maestri Internazionali del Libro d’Arte in una grade rassegna evento sul Libro Scultura.
POGA POGA
(Una metropoli che balla)

 Omaggio a Joey Ramon

-Libro d’artista di Momò Calascibetta-2017





Il Soundriver Recording studio di Roma, sarà incontro e registratore di queste anime perse, sparse, lucide, dentro ad un inconscio senso di liberazione verso tutto quello che gira in orario. Il fiume porta, nasconde e trascina, come il sangue nelle vene, come una barca appoggiata sul mare, come le scarpe rotte di un bambino che spingono uno skate pieno di emozioni.

Siamo gatti neri, dentro inutili pensieri…
Patrizio Maria
24 gennaio 2018
Inaugurazione 24/01/2018 ore 16.30
Con Willi De Punk e noti personaggi del mondo dello spettacolo.

I libri scultura del POGA POGA (una metropoli che balla) saranno messi in mostra in diverse città italiane e le opere degli Artisti saranno esposte a rotazione.

Ingresso: su invito e prenotazione
Soundriver Recording
Via Pellegrino Matteucci, 15
00154 Roma RM Italia
Tel. +393932401054
gurubu@mail.com
Curatori: Patrizio Maria, Gabi Minedi, Joe Gabriel Walsh
Collaboratore: Francesco Marino
Relatore e Critico: Patrizio Maria

Patrocini: Comune di Roma, Regione Lazio.

Si ringrazia il Maestro Francesco Marino per aver messo lo spazio del Soundriver Recording a disposizione dell’Arte e degli Artisti.

Artisti: Lorenza Angenica, Andreina Argiolas, Calogero Barba, Rodia Bayginot, Luisa Bergamini, Tomaso Binga, Giovanni Bonanno, Anna Boschi, Cristina Braido, Rossana Bucci, Alfonso Caccavale, Momò Calascibetta, Angela Caporaso, Lamberto Caravita, Marisa Casaburi, Patrizia Cerella, Alberto Casiraghy, Monica Ciabattini, Bruno Chiarlone Debenedetti, Ryosuke Cohen, Enzo Correnti, Carmela Corsitto, Eleonora Cumer, Jakob de Chirico, Paska Deb, Eric Demelis whit Gaspard Pitiot and Margaux Salmi, Bruno Donzelli, Paolo D’Orazio, Cinzia Farina, Gretel Fehr, Luc Fierens, Aurelio Fort, Tom Gal, Ivo Galassi, Delio Gennai, Gilbert & George, Lillo Giuliana, Gennaro Ippolito e Giovanna Donnarumma, Thierry Lambert, Ettore Le Donne, Alfonso Lentini, Hugues Leroy, Adrian Lis, Oronzo Liuzzi, Ruggero Maggi, Pascal Marcel, Patrizio Maria, Loulette Michel, Virginia Milici, Gabi Minedi, Bruno Munari, Carlo Oberti, Franco Panella, Alexey Parygin, Enzo Patti, Giancarlo Pavanello, Natale Platania, Michele Principato Trosso, Pino Procopio, Mauro Rea, Ina Ripari, Martine Rives, Gianni Romeo, Antonio Sassu, Anna Maria Scocozza, Dana Sikorska, Fulgor Silvi, Gruppo Sinestetico, Lucia Spagnuolo, Dominique Spiessert, Giovanni e Renata Strada, Stefano Turrini, Giangrazio Verna, Giovanna Vinciguerra.
POGA POGA (una metropoli che balla) 

Hey ho, let’s go, ci vuole la ribellione!
Un mantra, un legame, una ferita condivisa, le cicatrici come case rotte, spazzatura che offende la superficialità intellettuale dettata da una moda vuota e corrotta. La spilla che lega, punge, disinfetta e mantiene i pezzi del cuore dato in pasto alla vita. La voglia di ballare, come una tribù spray, veloce e rivoluzionaria. Il mosh, equilibri diversi per una gabbia fatta di cielo e cantine. Ehi, devi muoverti amico, ho degli insetti dentro le scarpe, devo muovermi con il sapore di chi vuole festeggiare il passato che diventa futuro. Bombe colorate di igiene mentale, una sala d’attesa snervante fatta di cuoio e pelle, chiodi, in una vecchia stazione ferroviaria mentre urinavo su un cartello politico ho visto I Ramones, pettinati dal vento e sconvolti dalla normalità. I bambini succhiano la mandorla amara, rara, il neon di un lurido pub dove la birra non vale che un bacio. La schiuma è bianca come il mare inquinato dai critici crociati persi tra le penne brillanti. Mamma sono un figlio di punk, di fuoco e tarocchi, mentre la notte toccava le tette alla luna. Poga, poga, muovi il culo e balla, mentre il no rivoluzionario delle ginocchia rimane in piedi su un triangolo sicuro. Il supermarket ed il latte scaduto, se.duto mi lecco le dita di una vita sporca mangiata due volte. Mi vesto di rosa e mi tingo i capelli di blu, mentre calpesto con punte di ferro le foglie cadute dagli occhi. Calpesto ascoltando in silenzio il rumore di questa città, collego la spina in un foro dentro al cemento e sento ferite, sento il tormento di una società fatta di ferro e bulloni messi per caso, nessuna garanzia e con grandi garze fascio e stringo le dita su un’altra bugia. Salvarsi dagli sconti invernali, dai pupazzi che solo la neve può darci, la cassiera che balla, il barbiere con lamette martella la stessa malata canzone, la guerra a colori è iniziata. La guerra dei no dormiva su un’altra serranda abbassata. La spilla mi cuce i ricordi e getta colori sul muro, le scritte e riviste strappate che stanno in un posto sicuro, lontano dal cuore, lontano da tutto, vicino nel mondo, ficcato in quel posto. Poga, poga, suona, rompi ed urla, la metropoli che balla.
Artisti uniti da una spilla, da una punta, da una macchia che si perde nelle vene di un varietà avariato, visto da tanti punti di vista, visto e percosso come un fiore strappato, un tatuaggio, un piercing, un morso, che guarisce un mondo malato. 
Il Soundriver Recording studio di Roma, sarà incontro e registratore di queste anime perse, sparse, lucide, dentro ad un inconscio senso di liberazione verso tutto quello che gira in orario. Il fiume porta, nasconde e trascina, come il sangue nelle vene, come una barca appoggiata sul mare, come le scarpe rotte di un bambino che spingono uno skate pieno di emozioni.
Siamo gatti neri, dentro inutili pensieri…
Patrizio Maria

Hey ho, let’ s go, il faut la rébellion! 
Un mantra, un lien, une blessure partagée, des cicatrices comme des maisons cassées, des ordures qui offense la superficialité intellectuelle dictée par une mode vide et corrompue. La broche qui ligue, pique, désinfecte et conserve les morceaux du coeur donné en repas à la vie. L’envie de danser, comme une tribu de spray, qrapide et révolutionnaire. Le mosh, des équilibres différents pour une cage faite de ciel et de sous-sols. Hey, tu dois bouger, mec, j’ai des insectes dans mes chaussures, je dois me déplacer avec le goût de ceux qui veulent célébrer le passé qui devient futur. Des bombes colorées d’hygiène mentale, une salle d’attente ennerve faite de cuir et de peau, des clous, dans une vieille station de chemin de fer tout en pissais sur un panneau politique j’ai vu les ramones, peignés par le vent et choqués par la normalité. Les enfants sucent l’amande amère, rare, le néon d’un pub pourri où la bière ne vaut qu’un baiser. La mousse est blanche comme la mer polluée par les critiques croisés perdus entre les stylos brillants. Maman, je suis un fils de punk, de feu et de tarot, alors que la nuit touchait ses seins à la lune. Poga, poga, bouge ton cul et danse, tandis que le non révolutionnaire des genoux reste debout sur un triangle sûr. Le supermarché et le lait périmé, assis, je me lèche les doigts d’une vie sale mangée deux fois. Je m’habille en rose et me teins les cheveux de bleu pendant que j’écrase les feuilles de fer les feuilles tombées des yeux. Je marche en écoutant en silence le bruit de cette ville, je branche la prise dans un trou dans le béton et j’entends des blessures, j’entends le tourment d’une société faite de fer et boulons mis par hasard, pas de garantie et avec de grandes gazes faisceau et je serre les doigts sur encore un mensonge. Sauver des d’hiver, des marionnettes que seule la neige peut nous donner, la caissière qui danse, le barbier avec des lames de rasoir martèle la même chanson malade, la guerre en couleurs a commencé. La guerre des non dormait sur un autre rideau. La broche me fait mes souvenirs et jette des couleurs sur le mur, les écrites et les magazines arrachées qui sont dans un endroit sûr, loin du coeur, loin de tout, près du monde, mis dans cet endroit. Poga, poga, sonne, casse et crie, la métropole qui danse.
Artistes unis par une broche, d’une pointe, d’une tache qui se perd dans les veines d’une variété avarié, vu par de nombreux points de vue, vu et battu comme une fleur déchirée, un tatouage, un piercing, une morsure, qui guérit un monde malade. 
Le studio d’enregistrement Soundriver à Rome sera la réunion et l’enregistreur de ces âmes perdues, dispersées, brillantes, dans un sens inconscient de libération vers tout ce qui court à l’heure. La rivière apporte, se cache et traîne comme du sang dans les veines, comme une barque appuyée sur la mer, comme les souliers cassés d’un enfant poussant un patin plein d’émotions.
Nous sommes des chats noirs, dans des pensées inutiles…

Patrick Maria

Please, hold the line!

Venerdì 29 Settembre 2017


Escursioni nel disegno Italiano del 900 :da Attardi a Zancanaro.
a cura di Nicolo’ D’Alessandro

galleria Massimo La Piana


inaugurazione della mostra  alle ore 18.00 del 29/09/2017.

“…..Il disegno è “anima” per esprimere concetti, idee interiori, astrazioni. Ambisce alla coscienza e conoscenza più profonda dell’uomo. Non è peregrino affermare che il disegno costituisce la prima forma virtuale della comunicazione. È la traduzione immediata di un’idea astratta in una forma visibile e quindi comunicante. Scrivevo qualche tempo fa che il disegno non è come molti sono portati a credere espressione di ricerca preparatoria a qualcos’altro. Al contrario è qualcosa di autonomo, l’espressione più vicina alla labile traccia della propria idea, del proprio pensiero. Il disegno appartiene da sempre alla cultura elementare dell’uomo, alla sua immediatezza comunicativa. Potremmo aggiungere che il disegno è la prima arcaica forma virtuale della rappresentazione umana.” 

Momò Calascibetta -Studio per “L’abbraccio “cm.34×42,5 disegno a matita 2001
opere  di
U.Attardi, B.Caruso, R.Guttuso, E.Greco, E.Scanavino, R.Vespignani, T.Zancanaro, M.Calascibetta, N.D’alessandro, G.Costa, E.Giuffrida, G.Iudice, G.Merlina, A.Micciche’.
La mostra e’ inserita nel percorso ufficiale di”Le vie dei tesori “nella sezione dedicata agli itinerari contemporanei a cura di Paola Nicita

La partecipazione a questa manifestazione prevede l’apertura straordinaria della galleria il ven-sab-e dom dalle 10 alle 18 ma sara’ cmq visitabile dal martedi’ al giovedi’nei normali orari di galleria: 10.30/13.00-16.30/20.00

Agrigentérotique

Sabato 8 Luglio 2017

Farm Cultural Park Agrigentérotique

Mezzo secolo dopo la frana che colpì Agrigento, una mostra

 a cura di Dario Orphée La Mendola  ricorda la tragedia.

opere di

Salvo Barone  Momò Calascibetta  Alfonso Siracusa

19 Luglio _20 Settembre 2017

Si svolgerà a Favara, presso la Farm Cultural Park, il 19 luglio, alle ore 18:15, una conversazione libera sulla frana di Agrigento del 1966, in contemporanea all’inaugurazione della mostra “Agrigentérotique, a cura di Dario Orphée La Mendola, le cui opere site-specific di Salvo Barone, Momò Calascibetta e Alfonso Siracusa riflettono artisticamente su quanto accaduto nella città dei Templi dalla speculazione edilizia a oggi.Tre opere site-specific, dai titoli in latino, che possono essere “lette” singolarmente o come scene di un’unica opera teatrale, offrono un’indagine estetica su quanto accaduto nella città dei Templi nel corso del Novecento, dalla devastazione urbana all’eredità contemporanea. Esse, similmente a persone cui è stata violata la serenità domestica, sono state “accolte”, cioè esposte, presso la Farm di Favara, dimostratasi favorevole al progetto, con un mese di anticipo rispetto alla data dell’anniversario, e inaugurate simbolicamente il 19 Luglio.

Nel corso della serata, lo sguardo sarà focalizzato su vari temi, storici e attuali per la città di Agrigento: lo stato della cattedrale e quello prettamente geologico dei costoni su cui insiste l’espansione urbana, le inchieste giornalistiche e gli impatti sociologici ed estetici.

La mostra, fondamentalmente sperimentale, e che s’ispira ai principi della permacultura, è stata intramezzata da differenti iniziative: da esposizioni private a improvvise installazioni urbane temporanee, senza un termine preciso e con una programmazione in costante aggiornamento. Ciò è accaduto soprattutto per avviare un processo di allontanamento dalle regole imposte dal sistema dell’arte contemporanea, oggi purtroppo non in grado di ironizzare su stessa, avendo smarrito il suo sguardo infantile. Le opere presenti alla Farm, riproduzioni degli originali, sono state esposte in appositi allestimenti installativi, all’aperto, rendendo il fruitore parte integrante dell’opera, mettendolo in relazione con l’atmosfera circostante, accompagnate da una prosa di Dario Orphée La Mendola.

Salvo Barone Obstupesco” (2017), ha illustrato due donne e un uomo in atteggiamento smarrito, le cui posizioni anatomiche, che sembrano tratte da fotografie storiche, sono prive di qualsiasi riferimento preciso, perché indefinibile è l’atmosfera che li avvolge. Essi, come se fossero stati appena sfollati e desiderassero comprendere il loro destino, immobilizzati in un costante presente, appaiono in cerca di conforto, osservando inermi la tragica frantumazione della propria abitazione, ma divengono involontariamente parte di un ipotetico appartamento franato, il quale potrebbe essere il loro, abbandonato in fretta per mettersi in sicurezza, congelato dal tempo.

Momò Calascibetta Cui prodest (2017), ha analizzato ironicamente  l’inettitudine dell’artista contemporaneo al tempo della speculazione edilizia in Italia, il cui sforzo non è mai stato all’altezza di produrre opere che potessero fronteggiare il potere, favorendolo invece egoisticamente. La fronte corrugata del protagonista solitario suggerisce il senso di sofferenza durante l’atto poietico, il cui mancato prodotto, sottolineato dalla carta igienica intonsa intorno, dimostra che ancora tanto deve essere fatto. La percezione della realtà interna è influenzata dalla scelta prospettica, giocando meravigliosamente con i chiaroscuri dei panneggi, inscrivendo la scena in una dinamicità espressivamente forte.

Alfonso Siracusa Error communis” (2017), ha recuperato oggetti collegati storicamente alla frana, inserendoli in un ambiente caratterizzato dalla duplicità, rendendo evidente una frase della celebre inchiesta Martuscelli. Le reti metalliche, divise in basso dal coltello che effettua un taglio con il passato, riportano le stelle della Marina militare raffiguranti la costellazione del cancro. Più avanti una finestra, che incornicia un pilastro del viadotto posto dirimpetto alla città, se aperta svela, sotto l’influsso di simbologie alchemiche riattualizzate, la vittima della frana posta su una mappa della città recante punti d’interesse franoso, il cui mancato intervento allarma l’osservatore allo specchio.

Dario Orpheè La Mendola

Titolo: Agrigentérotique

a cura di: Dario Orphée La Mendola

artisti: Salvo Barone, MoMò Calascibetta, Alfonso Siracusa

spazio: Farm Cultural Park - cortile Bentivegna 92026 Favara

inaugurazione: Mercoledì 19 Luglio 2017 ore 19

organizzazione generale: Andrea Bartoli e Florinda Saieva

public relation: Salvo Sciortino e Giovanna Arnone

fotografie: Gerlando Sciortino

digital animation | visual design: Elia Zaffuto e Giuseppe Miccichè

webmaster Farm: Rosario Castellana

durata: 19 Luglio | 20 Settembre 2017

orario: tutti i giorni 10-24

info

http://www.farmculturalpark.com

Contact+39 3289749798  Dario Orphée La Mendola

ufficio stampa: Paola Feltrinelli paolafeltrinelli79@gmail.com

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Farm Cultural Park |  Agrigentérotique

a cura di Dario Orphée La Mendola

Salvo Barone  Momò Calascibetta  Alfonso Siracusa

Half a century after the landslide that hit Agrigento, an exhibition by Dario Orphée La Mendola recalls the tragedy. Three site-specific works, from Latin titles, which can be “read” individually or as scenes of a single theatrical work, offer an aesthetic investigation of what happened in the city of the Temples during the twentieth century, from urban devastation to Contemporary heritage. Similarly to people who have been violated the domestic serenity, they were “welcomed”, that is exhibited at the Farm of Favara, which proved to be favorable to the project, one month in advance of the anniversary date, and symbolically inaugurated on 19 July. The exhibition, fundamentally experimental and inspired by the principles of permaculture, has been interspersed with various initiatives: from private exhibitions to temporary temporary urban installations, without a precise term and with a constantly updated schedule. This has happened especially to start a process of getting away from the rules imposed by the contemporary art system, today unfortunately not being able to ironize on itself, having lost its childish look. The works at the Farm, reproductions of the original, have been exhibited in special outdoor installations, making the guest an integral part of the work, putting it in relation to the surrounding atmosphere, accompanied by a prose by Dario Orphée La Mendola.

Salvo Barone in “Obstupesco” (2017) depicted three lost-minded persons: two women and a man, whose anatomical positions, which appear to have been taken from historical photographs, are devoid of any precise reference, because the ambience that envelops them is indefinable. They, as if they had just been displaced and wanted to understand their fate, immobilized in a constant present, appear to be looking for comfort, observing the tragic crushing of their dwelling unintentionally, but becoming involuntarily part of a hypothetical sloping apartment, which could be theirs, abandoned in a hurry to secure themselves, frozen by time.

Momò Calascibetta in “Cui prodest?”(2017), ironically analyzed the ineptness of the contemporary artist at the time of construction speculation in Italy, whose effort has never been able to produce works that could face power, but on the contrary favoring it egoistically. The corrugated face of the lonely protagonist suggests the sense of suffering during the act of initiation, whose lack of product, underlined by the toilet paper intoned around, shows that much remains to be done. The perception of the inner reality is influenced by the prospective choice, playing wonderfully with the chiaroscuro of the drama, inscribing the scene in an expressively strong dynamism.

Alfonso Siracusa in “Error communis”(2017) retrieved historically linked objects to the landslide, inserting them in a context characterized by duplicity, making a statement of the famous Martuscelli investigation apparent. The metal nets, divided by the knife that makes a cut with the past, portray the stars of the Navy depicting the constellation of cancer. Further on, a window framing a pillar of the viaduct facing the city, if opened reveals, under the influence of alchemically re-altered symbologies, the victim of the landslide placed on a map of the city with landmark points of landslide interest, whose failure to intervene alarms the observer in the mirror.

 Traslation by Annareta Sciacca

Agrigentérotique

Martedì 20 Giugno 2017
Agrigentérotique

parce que la vie n’est pas esthétique

di Salvo Barone, Momò Calascibetta, Alfonso Siracusa,


a cura di Dario Orphée La Mendola 


Agrigentérotique

parce que la vie n’est pas esthétique 

Mezzo secolo dopo la frana di Agrigento,una mostra al Farm Cultural Para cura di Dario Orphèe  ricorda la tragedia.


 Tre opere site-specific, dai titoli in latino, che possono essere “lette” singolarmente o come scene di un’unica opera teatrale, offrono un’indagine estetica su quanto accaduto nella città dei Templi nel corso del Novecento, dalla devastazione urbana all’eredità contemporanea. 
Esse, similmente a persone cui è stata violata la serenità domestica, sono state “accolte”, cioè esposte, presso la Farm di Favara, dimostratasi favorevole al progetto, con un mese di anticipo rispetto alla data dell’anniversario, e inaugurate simbolicamente il 19 luglio.
La mostra, fondamentalmente sperimentale, e che si ispira ai principi della permacultura, è stata intramezzata da differenti iniziative: da esposizioni private a improvvise installazioni urbane temporanee, senza un termine preciso e con una programmazione in costante aggiornamento. Ciò è accaduto soprattutto per avviare un processo di allontanamento dalle regole imposte dal sistema dell’arte contemporanea, oggi purtroppo non in grado di ironizzare su stessa, avendo smarrito il suo sguardo infantile. Il titolo della mostra, invece, trae spunto dal mito di Eros e da una diceria locale, il cui significato viene svelato oralmente nel corso degli appuntamenti. 

 Le opere esposte alla Farm, riproduzioni degli originali, sono state esposte in appositi allestimenti installativi, che rendono il fruitore parte integrante dell’opera, mettendolo in relazione con l’atmosfera circostante, accompagnate da una prosa di Dario Orphée La Mendola.
Nei dettagli. Salvo Barone, in “Obstupesco”, ha illustrato due donne e un uomo in atteggiamento smarrito, come se fossero stati appena sfollati e desiderassero comprendere il loro destino, involontariamente parte di un ipotetico appartamento franato, che potrebbe essere il loro, abbandonato in fretta per mettersi in sicurezza. Momò Calascibetta, in “Cui prodest?”, ha analizzato l’inettitudine dell’artista contemporaneo al tempo della speculazione edilizia in Italia, il cui sforzo non è mai stato all’altezza di produrre opere che potessero fronteggiare il potere, favorendolo egoisticamente. Alfonso Siracusa, in “Error communis”, con oggetti coerenti storicamente, ha strappato e ha modificato una frase dalla celebre inchiesta Martuscelli, redendola un dialogo tra due protagonisti della frana e della città, sotto l’influsso di simbologie riattualizzate, tratte da un antico disegno alchemico. 

 Contributi dell’iniziativa sono le opere multimediali. La grafica della mostra, intitolata “De gustibus non est disputandum’’, realizzata da Giuseppe Miccichè, ha fissato con degli elementi grotteschi, e mediante una soluzione minimalista, un elemento allegorico dell’architettura contemporanea, il quale, pur nella libera interpretazione, sintetizza quanto accaduto in quel triste luglio del 1966. Nell’animazione “Quisque faber fortunae suae”, Elìa Zaffuto, in collaborazione con Giuseppe Miccichè, hanno accentuano la violenza psicologica e visiva di un “oggetto” estraneo all’interno di un armonico centro storico formatosi naturalmente, ispirandosi a concepts di cult e ambienti horror degli anni ’60.

informazioni:
artisti: Salvo Barone, MoMò Calascibetta, Alfonso Siracusa
titolo mostraAgrigentérotique
a cura: di Dario Orphée La Mendola 
Spazio espositivo: Farm Cultural Park
inaugurazione: anteprima il 21 giugno 2017 ore 21.00
durata:21 giugno-21 settembre 2017
animazioneElia Zaffuto, Giuseppe Miccichè
organizzazione tecnica: Salvo Sciortino
visual design: Giuseppe Miccichè
Fotografie evento: Gerlando Sciortino
indirizzo: FARM CULTURAL PARK, Cortile Bentivegna, Favara, Italy
orario spazio espositivo:  tutti i giorni
infoDario Orphée La Mendola 3289749798 

ufficio stampa: Paola Feltrinelli paolafeltrinelli79@gmail.com