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MAGNETIKZONE

Lunedì 25 Luglio 2016

Il 27 Luglio presso il Museo Civico di Torre di Ligny di Trapani si inaugura

MAGNETIKZONE

A cura di Amerigo De Agostini

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progetto internazionale ideato da Antonio Sammartano e Darine Rajhi,

tenutosi in precedenza a Taiwan e Budapest.

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Una mostra di arte contemporanea e una discesa in campo dell’omonima associazione che da anni è attiva anche nella città di Trapani in Sicilia.

La mostra, che invita a confrontarsi artisti italiani e internazionali, rientra nei progetti di diffusione e valorizzazione della creatività artistica contemporanea proposti negli anni dall’associazione.

MAGNETIKZONE, con il suo attivismo militante, si pone come riferimento per artisti italiani ed internazionali, affermati ed emergenti, allo scopo di creare un dibattito sul valore e sul significato dell’arte contemporanea oggi.

Obiettivo della mostra, e più in generale dei progetti di MAGNETIKZONE, è quello di rendere il valore dell’arte contemporanea comprensibile e accessibile a tutti, anche ai più apparentemente lontani da essa.

Le convinzioni da cui il progetto muove sono quelle di un’arte libera da pregiudizi e dogmatismi: un’arte che può sorprendere, vincere l’indifferenza e favorire sguardi inaspettati sul mondo che ci circonda. La sensibilità artistica che MAGNETIKZONE vuole diffondere non è un modo fantasioso e astratto di guardare le cose, bensì un concreto strumento di riflessione sulle tensioni che muovono noi stessi, le persone, nella società.

Gli artisti invitati lavorano su temi diversi e ognuno con il proprio stile: astratto, figurativo,installazione, scultura. Molteplici tendenze sono presenti. Gli artisti, di generazioni e provenienza diverse sono tuttavia accomunati da un’attenzione alla dimensione interiore, di cui la loro arte è tramite.

La mostra propone le opere di:

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Evita Andujar, Ellen Barrett, Pino Bonanno , Alfredo Bernasconi, Ela Bialkwska, Luca Bidoli, Isabella Branella, Momò Calascibetta, Silvio Cattani, Enea Chersicola, AK. Douglas, Barbara Duran, Francesco Faraci, Giovanna Fra, Raffaella Formenti, Marjana Goxhabelliu, Costabile Guariglia, Sue Kennington, Fitz Herrera, Hoyoung Im, Antonello Incagnone, Mauro Lovi, Kathrin Loges, Andrea Lombardo, Franco Mazzucchelli, Luca Mannino, Franzisca Möbius, Samir Makhlouf, Claudio Olivieri, Albano Paolinelli, Jasmine Pignatelli, Ravi Ranjan, Massimiliano Robino, Antonio Sammartano,Francesca Scalisi, Linda Saporito, Elena Strada, Riccardo Tripodi, Mattia Rossi, Anastasia Titova-Yakubenko, Giorgio Vicentini, Andrey Volkov, Yuqing Xia, Neven Zoricic.

Il confronto tra artisti della scena internazionale con giovani artisti di Trapani è il punto focale della manifestazione: un campo magnetico all’interno del quale linguaggi opposti si attraggono, e che vuole estendere la sua forza attrattiva su tutto il territorio chiamando la collettività a partecipare.Per la durata della mostra la splendida Torre di Ligny, protesa nel mare, tornerà alla sua antica funzione di vedetta, non più a vigilare sull’arrivo di navi nemiche, ma ad avvistare all’orizzonte l’importanza della creatività artistica.

MAGNETIKZONE

-inaugurazione 27 Luglio ore 19.00 presso il Museo Civico di Torre di Ligny di Trapani

-orario: da martedì a domenica ore 10.30 - 13 e 16.30 - 19.30

-via Torre Di Ligny (91100)

-magazziniarteitaly@libero.it

-https://www.facebook.com/magazzinidellartecontemporaneatrapani/

MINIMA - azioni contemporanee

Mercoledì 13 Luglio 2016

“MINIMA - azioni contemporanee”

a cura di 

Antonio Vitale, Giovanna Susan, Francesco Piazza

inaugurazione - venerdì 15 luglio, ore 18.30

SAC – S. Agostino Contemporanea / di Palazzo Bellomo
Via Nizza 14, Ortigia – Siracusa

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La mostra collettiva dal titolo “MINIMA… azioni contemporanee”, visitabile presso gli spazi del – SAC / S. Agostino Contemporanea di Palazzo Bellomo – a cura di Giovanna Susan, Antonio Vitale e Francesco Piazza si racconta attraverso la voce diversamente narrante di ventitré interpreti del panorama artistico non solo nazionale.

Una lettura eclettica del testo contemporaneo con timbri espressivi densi, personali e a volte distanti, comunicati attraverso la pittura, il disegno, la fotografia, la scultura, e le diverse tecniche miste.

Le opere in mostra interpretano “MINIMA…” in maniera differente rispondendo al suo richiamo per formato, segno, luogo, orizzonte, senso o evasione.

“MINIMA… azioni contemporanee” un’architettura della complessità che trova nella diversità delle opere dei suoi interpreti un sicuro ed efficace strumento di “ricchezza” per arrivare, percorrendo la strada “minima”, a interrogare il nostro gusto e ad alimentare il nostro spirito critico rispetto alle “cose” del mondo.

MINIMA
azioni contemporanee

mostra a cura di
Giovanna Susan, Antonio Vitale, Francesco Piazza

opere di

Michele Alfano // Turi Aquino // Maryam Bakhtiari // Xante Battaglia // Saverio Bertrand // Bona // Beppe Burgio // Momò Calascibetta // Calusca // Gino Casavecchia // Atanasio Giuseppe Elia // Raimondo Ferlito // Francesco Fiorista // Francesco Giglia // Torquato La Mattina // Sonia Lo Bue // Saverio Magistri // Melchiorre Napolitano // Salvatore Salamone // Franco Spena // Giusto Sucato // Armando Romeo Tomagra // Valentino Vago

Inaugurazione – venerdì 15 luglio, ore 18.30
SAC – S. Agostino Contemporanea
Via Nizza 14, Ortigia – Siracusa

https://www.facebook.com/events/1048790208507595/

Mostra visitabile fino a sabato 17 settembre 2016

giorni ed orari
venerdì e sabato
dalle 14.30 alle 18.30

INGRESSO LIBERO / FREE ENTRY

PER INFO
Galleria Regionale di Palazzo Bellomo

Via Capodieci, 14-16
Ortigia, Siracusa
tel.: +39 0931 69511
fax: +39 0931 69529
e-mail: urp.gall.bellomo@regione.sicilia.it

Momeide

Venerdì 22 Aprile 2016

MOMEIDE


Si inaugura sabato 7 maggio 2016, alle ore 18.00, presso la Civica Raccolta “Carmelo Cappello” di Palazzo Zacco a Ragusa, la mostra Momeide, catalogo Aurea Phoenix Edizioni, a cura di Andrea Guastella. L’esposizione raccoglie una selezione di opere di Momò Calascibetta, «maestro del disegno assai stimato, tra gli altri, da Consolo, Sciascia e Bufalino» che l’Amministrazione Comunale di Ragusa è lieta di ospitare «nelle splendide Sale di Palazzo Zacco, dove alcuni dei suoi lavori più famosi instaurano un dialogo con le sculture e le grafiche di Carmelo Cappello», offrendo ai ragusani e ai tanti turisti che ogni giorno visitano il museo «una testimonianza autentica di impegno civile e di altissimo mestiere»
***il viaggio per  fondare il popolo errante dei “siciliani per caso” ***
Dal testo in catalogo di Andrea Guastella: «Entrambi sono nati in un’isola del Mare della Storia. Entrambi, il pittore delle giostre e l’essere deforme metà uomo metà toro, si ritrovano a vivere lontano – l’uno dal sole di Creta, l’altro da Palermo felicissima, emigrato nelle brume di Milano. Prigionieri di Dedalo, si aggirano in un salone degli specchi che li danna a riconoscere in sé, nel proprio volto, gli orrori che combattono o da cui provano a fuggire. O da cui, come appestati, sono stati allontanati. 
Così, come le urla del Minotauro facevano crollare le pareti, i trionfi della morte di Momò Calascibetta sono lazzi, improperi, atti di accusa contro una società che ha, tra le sue tante colpe, quella di starsene oziosa, schiava della copula e del circo, del tutto inconsapevole della propria ombra. 
Me lo immagino il Minotauro, tra gli echi del suo grido, percorrere avanti e indietro il labirinto alla vana ricerca di una fuga. Anche Momò sembrerebbe ripetere il medesimo tragitto: ordinando i suoi lavori in sequenza cronologica, ho constatato come i più recenti riprendano il filo di altri di decenni addietro senza preoccupazione alcuna per un’uniformità stilistica avvertita, con ogni evidenza, come limite anziché come vantaggio. 
L’unica apprensione è non frapporre ostacoli a un talento straripante: Momò suscita parossismi, incoraggia connubi innaturali tra linee falcate e colori cangianti, occupa angoli morti, svela desideri ardenti e stabilisce, succube e aguzzino come il padre putativo della bestia, il girone d’Inferno cui condannare i figli sazi, inconcludenti del malcostume e della pubblicità. 
Condanne – intendiamoci – all’apparenza tutt’altro che severe. Loro, i vitelloni intorpiditi dalla crapula e dal vizio, galleggiano grevi, madidi di sudore nell’atmosfera ovattata di un perpetuo show televisivo, tra applausi a comando e risate preregistrate. Si sentono furbi, intoccabili, sicuri. Hanno la tracotanza dell’Ignoto marinaio di Antonello. Eppure, a fissarli troppo, reagiscono scomposti. Fu proprio a causa di uno di questi “nuovi mostri” che Momò dovette affrontare un tentativo di censura. Imputazione: il ritratto beota di un politico, addirittura il primo cittadino del paese dove l’opera era in vista, mescolato tra i volti tronfi di Folla. Il dipinto, assai simile all’Autoritratto con maschere di Ensor, non aveva intenti denigratori: Momò quel tale non lo conosceva affatto. Ma, come capita sovente quando si persegua il vero, la somiglianza era reale. Naturale che il sindaco – che, a quanto mi risulta, fu poi processato e condannato – si ritrovasse: il simile riconosce il simile, come il colpevole si lascia individuare tornando a visitare i luoghi del delitto. 
Persino quando riveste le figure dei panni candidi del mito, l’artista non rinuncia a rivelare un brulicare morboso di passioni inconfessate. Che non riguardano, si badi, la povera Pasifae o la Leda spensierata, ma i corrotti osservatori. O dovremmo forse credere che esistano uomini e donne fuori dal comune, che non hanno mai tremato per la prova costume o non si sono interrogati colmi d’ansia su misure e prestazioni? 
Accade, in altre parole, che a furia di specchiarsi Momò ci costringa a specchiarci a nostra volta. E ci faccia venire una gran voglia di distruggere lo specchio. 
Tale cupio dissolvi, non saprei sino a qual punto volontaria, ha indotto l’artista a tentare un nuovo inizio: “in un mondo di arrivisti”, proclama Bufalino, “buona regola è non partire”, ma Momò pensa che “non basta sapere aspettare perché tutto arrivi”. Siamo agli albori del terzo Millennio; mentre a New York crollano le Torri, Antonio Calascibetta cambia nome: sceglie di chiamarsi come lo zio Momò, una persona eclettica, affascinante, incontrata una sola volta all’età di cinque anni e che è stata la chiave delle future scelte artistiche. Quasi non bastasse sbattezzarsi, inaugura – con i dovuti scongiuri – una mostra-funerale, Momò fu Calascibetta e affianca alla pittura un’inedita produzione di sculture. Come un Lucifero annoiato dal suo impieguccio di custode, si lascia insomma il passato alle spalle per prendere il largo verso lidi sconosciuti. 
È tempo di Momeide ma, diversamente dall’Eneide di Virgilio, l’epopea non procede dal racconto del viaggio, quanto da quello della guerra. Anzi, da quello delle rovine della guerra: l’attenzione dell’artista va alle case dilaniate dalle bombe “intelligenti”, ai bambini assenti, intenti a raccattare il cibo tra montagne di immondizia o a giocare per strade desolate. E se Enea portava con sé le statuette dei Lari e dei Penati, Momò custodisce nel cuore il ricordo di un’infanzia felice e riparata, di una giovinezza la cui la meta era partire; un ricordo cristallizzato nelle sue case caffelatte: sgombre, prive di presenze, tutto l’opposto dei palchi e delle tribune degli esordi, quasi a gridare sui tetti che la casa è l’unico spazio inviolabile, l’unico tempio, l’unica tana in cui posare il capo. “La casa”, afferma, “è una geografia della memoria dove il dolore ti abbandona: sono come una tartaruga, ovunque io vada mi porto la casa sulla schiena”. 
Cosa poi contengano le valigie sparse qua e là per le stanze, verso quali altri porti si diriga la sua nave, quali trame di gioia o sofferenza l’alta Musa dipani tra i sentieri del colore, tutto questo lo ignoriamo. 
Ci basti sapere che Momea, eroe siciliano figlio di Filippo, fuggito per il Mediterraneo dopo aver constatato il dilagare di un’arte sempre più mummificata da imbalsamatori culturali, è approdato qualche anno fa non nel Lazio come Enea ma in Sicilia nei pressi di Mozia, dove ha fondato il popolo errante dei “siciliani per caso”».
Antonio (Momò) Calascibetta nasce a Palermo. Si laurea in architettura con Gregotti e Pollini ma dimostra subito una spiccata vocazione al disegno – prontamente riconosciuta da Leonardo Sciascia – che lo induce a dedicarsi in via esclusiva all’arte. Nel 1982 si trasferisce a Milano, da cui intraprende un’intensa attività espositiva in gallerie private e in spazi istituzionali prestigiosi, in Italia e all’estero. Nel 2004 è ospite del programma televisivo “Passepartout” di Philippe Daverio e nel 2005 un suo grande dipinto, Il gelato di Tariq, viene scelto per l’allestimento del set delle trasmissioni estive della serie. Memorabile la sua esperienza di (non) partecipazione alla Biennale di Venezia del 2005, in occasione della quale, in compagnia di altri artisti e curatori, organizza il progetto collaterale “Esserci al Padiglione Italia”, mostra di protesta contro un “mondo dell’arte” dominato da lobby finanziarie cieche e arroganti, sempre più separate dalla vita reale. Nel 2006 apre uno studio anche a Palermo, nel mercato storico della Vucciria. Vive attualmente tra Milano e Marsala.
Mostra: Momeide 
Autore: Momò Calascibetta
Curatore: Andrea Guastella
Organizzazione: Associazione Culturale Aurea Phoenix 
Catalogo: Aurea Phoenix Edizioni 
Luogo: Civica Raccolta “Carmelo Cappello”, Palazzo Zacco, via San Vito 158, Ragusa
Recapito telefonico: 0932 682486 (Centro Servizi Culturali, Ragusa) 
Inaugurazione: sabato 7 maggio 2016, ore 18.00 
Durata: 7 maggio – 30 giugno 2016 
Orario: martedì, mercoledì, giovedì e venerdì ore 8.00 – 14.00, 15.00 – 19.00; sabato ore 9.00 – 13.00, 15.00 – 19.00
Giorno di chiusura: domenica, lunedì e festivi
Ingresso: libero
Info: Andrea Guastella, mail: andreguast@yahoo.com 
Cell: 3383481602
Momò Calascibetta, sito: 

Sentinelle: nuova scuola siciliana

Mercoledì 16 Dicembre 2015
Arte, al Villino Favaloro 

Sentinelle

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  SENTINELLE : nuova scuola siciliana
  19 dicembre 2015 – 15 gennaio 2016
     Villino Favaloro Di Stefano
       Piazza Virgilio – 90141 Palermo
Una nuova scuola siciliana. Ventuno artisti che, come le sentinelle proteggono l’arte pura, fatta di antiche tecniche, ricettari, schizzi e bozzetti. Una moltitudine di opere meritevoli di essere annoverate nella pittura moderna europea e che potrà essere un nuovo riferimento non solo per la Sicilia, ma anche per tutta l’Europa. È Sentinelle: nuova scuola siciliana, la collettiva che sarà inaugurata sabato 19 dicembre, ore 18:00 nella splendida location del Villino Favaloro Di Stefano - Piazza Virgilio, Palermo -.
Madrina d’eccezione, Soimita Lupu, prima ballerina internazionale che, per l’occasione taglierà il nastro della collettiva, promossa da Associazione Culturale BoBeZ e dalla Soprintendenza Beni Culturali e Ambientali di Palermo.
“Come le sentinelle che vigilano e custodiscono persone e cose - commenta il critico e ideatore della mostra, Giuseppe Carli - gli artisti proteggono, con il loro operato, il sacro mondo dell’arte con spirito propositivo che cerca di migliorare la sensibilità comune: ritti, silenti e armati di pennelli, vigilano per la libertà d’espressione e per la tutela della pura pittura, perché la libertà d’espressione non ha religione o appartenenza politica, bensì un metodo, uno stile, una forma di testimonianza che include tutti: riguarda la coscienza di ogni uomo e il desiderio di infinito che tutti hanno nel profondo”.
Artisti in mostra
Guglielmo Acciaro, Daniela Balsamo, Dalila Belato, Momò Calascibetta, Andrea Celestino, Alessandro Costagliola, Luca Crivello, Giorgio Di Fede, Beatrice Feo Filangeri, Roberto Fontana, Lorenzo Gatto, Attilio Giordano, Guido Guzzo, Paolo Madonia, Rocco Micale, Francesco Miceli, Nicolò Morales, Salvo Naccari, Miriam Pace, Domenico Pellegrino, Ignazio Schifano

Nicolò Morales

Daniela Balsamo

Momò Calascibetta

Ignazio Schifano

Roberto Fontana

Dalila Belato

Evento promosso da
Associazione Culturale BoBeZ
Soprintendenza Beni Culturali e Ambientali di Palermo
Madrina dell’evento SOIMITA LUPU
Prima Ballerina internazionale
-orari d’apertura
-da martedì al sabato 16:00/20:00
-domenica e festivi 10:00/13:00
-chiusura tutti i lunedì e il 25 dicembre 2015
-Ideazione, progettazione e cura della mostra Giuseppe Carli
-Coordinamento Monica Schiera
-Segreteria organizzativa Francesca Del Grosso
-Ufficio stampa Martina Barreca
-Catalogo a cura di Giuseppe Carli
-Testi Maria Elena Volpes, Giuseppe Carli
-Traduzioni Francesca Del Grosso
-Redazione Sarah Di Benedetto
-Editing Carmela Spinelli
-Fotografie opere Giorgio Di Fede
-Impaginazione Luca Lo Coco
Si ringrazia
Soimita Lupu, prima ballerina internazionale, madrina dell’evento.
Guglielmo Acciaro, Laura Boscia, Francesco Drago Ciulla, Domenico Martines, Gabriele Martines, Mary  McCann, Patrizia Monterosso, Maria Elena Volpes.
Per la fotografia di copertina si ringrazia Lorenzo Gatto
Per la fotografia dell’opera “Sicilia” si ringrazia Giacomo D’Aguanno
Per la fotografia dell’opera “Megaptera” si ringrazia fotoumberto.it
special thanks
Glifo Edizioni
Ma.Ma.service
Petit Cafè Nobel
Chef Carmelo Criscione
info
+39 339 36 34 206
+39 327 28 19 564
info.bobez@libero.it

 

 

Cloisonnè

Venerdì 11 Dicembre 2015

Cloisonné

 II° edizione
opening
venerdì 11 dicembre ore 19:00
Artisti in mostra
Momò Calascibetta
Nicolò Morales
Miriam Pace
Ignazio Schifano
Curatela Giuseppe Carli
Direzione Monica Schiera
Segreteria organizzativa Francesca Del Grosso
Dopo il grande successo riscosso lo scorso anno, Bobez riapre le porte alla seconda edizione della collettiva di artisti che prende il nome “Cloisonné” a cura del critico Giuseppe Carli. In mostra opere degli artisti Momò Calascibetta, Nicolò Morales, Miriam Pace e Ignazio Schifano. 

All’interno dello spazio espositivo i predetti artisti sono messi a confronto permettendo al visitatore di vedere il loro operato sotto una luce diversa poiché proprio il paragone permette di approfondire e di riconsiderare l’apprezzamento di gusto che noi tutti abbiamo verso l’artista. Come la tecnica a cloisonné, gli artisti appartengono ad un’ unica composizione pur rimanendo ben distinti e riconoscibili nei loro colori: riescono ad intessere un’ unica trama e a convivere assieme in un’ unica collettiva offrendo al pubblico la possibilità di valutare le opere scoprendo assonanze e diversità, e scegliendo quale sia quella a lui più vicina.

special tanks
Masseria La Chiusa

Caleidoscopio-Artisti contemporanei in Sicilia

Mercoledì 18 Novembre 2015
Caleidoscopio - Artisti contemporanei in Sicilia
dal 20 novembre al 3 dicembre al Castello di Spadafora (Messina)
a cura di Gerardo Rizzo
Antonio D’Amico, consigliere comunale di Spadafora, è il supervisore di “Contemporary Art in Sicily”; Ranieri Wanderlingh, l’ideatore del progetto; Dario Russo, il coordinatore artistico.
Tredici sono gli artisti siciliani che, nelle sale del Castello, rifletteranno la vita e l’anima che pulsa nella loro terra, proprio come gli specchi all’interno di un caleidoscopio, irradiando forme e colori all’osservatore che si immerge in questa esperienza: da qui l’ispirazione del titolo attribuito alla mostra.
Espongono per “Caleidoscopio”: Rosario Bruno, Momò Calascibetta, Piero Corpaci, Michele D’Avenia, Pippo Galipò, Mantilla, Mariella Marini, Franco Mineo, Enzo Rizzo, Salvo Russo, Sara Teresano, Delfo Tinnirello, Gaetano Tranchino.
“La mostra – dichiara Antonio D’Amico - dà la possibilità al visitatore di entrare in un territorio intimo in cui è possibile percepire lo spirito segnato da una terra madre e contribuire a creare un momento di riflessione sullo “stato di salute” dell’Arte Contemporanea Siciliana”.
“L’intento – puntualizza Ranieri Wanderlingh - è di spezzare l’isolamento della Sicilia dal contesto culturale nazionale, dando risalto alle validissime personalità artistiche che vivono nell’Isola, ma poi appartengono al mondo. Lo spirito principale del progetto è valorizzare gli attori della cultura e dell’arte contemporanea siciliana, troppo spesso lasciati soli dalle istituzioni”.
Secondo Dario Russo “Per chi riserva una parte del tempo contemporaneo che sta vivendo allo sguardo e alla meraviglia, c’è parecchio da sorprendersi nelle tele e negli oggetti contenuti in questo Caleidoscopio. Scorrono fluide le sale in continui rimandi di colori e forme, temi ed emozioni, lavori di persone di provenienza siciliana e destinazione universale”.
Gerardo Rizzo, riflettendo sulle svariate sfaccettature analizzate nell’esposizione, pone un’emblematica domanda: “Rimane da stabilire se di una scuola siciliana si può parlare anche a proposito della pittura e dell’arte in genere. E la mostra “Caleidoscopio” sembra suggerire di sì”. Di certo ci si può rifare a Vittorio Sgarbi, che rimanda all’idea di “sicilitudine” mutuata dalla letteratura”.
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Gli eventi organizzati all’interno del Castello di Spadafora attraverso la rassegna Contemporary Art in Sicily vedono la convenzione con la Soprintendenza ai Beni Culturali di Messina. La rassegna è nata con lo scopo di promuovere e valorizzare il ruolo culturale e aggregativo di due luoghi simbolici per il territorio di Spadafora e per i comuni limitrofi, come il Castello e il Museo dell’Argilla, attraverso un’esplorazione dei diversi linguaggi e dei diversi codici dell’arte contemporanea siciliana. È inserita in un progetto cofinanziato dall’Unione Europea e dalla Regione Sicilia (a cura dell’Assessorato Regionale ai Beni Culturali), nell’ambito dei fondi per lo sviluppo regionale nella linea d’intervento dedicata all’arte contemporanea. Il progetto comprende anche l’allestimento tecnico espositivo del piano terra del Castello Spadafora e del Museo dell’Argilla, con arredi e centro multimediale; l’arredo tecnico del nascente “Museo Forma” con impianto di video sorveglianza, parcheggio e cura del verde, e la realizzazione di prodotti culturali video e digitali.  

Elogio del Disegno

Sabato 6 Giugno 2015

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Autori: Francesco Balsamo – Salvo Barone – Giovanni Blanco – Sandro Bracchitta – Momò Calascibetta – Giuseppe Colombo – Piero Guccione – Giovanni Iudice – Giovanni La Cognata – Giovanni Lissandrello – Vincenzo Nucci – Giovannni Robustelli – Franco Sarnari 

Curatore: Andrea Guastella 

Organizzazione: Associazione Aurea Phoenix

Luogo: Civica Raccolta “Carmelo Cappello”, Palazzo Zacco, via San Vito 158, Ragusa

Recapito telefonico: 0932 682486 (Centro Servizi Culturali, Ragusa)

Inaugurazione: sabato 6 giugno 2015, ore 18.00

Durata: 6 / 23 giugno 2015

Orario: aperto tutti i giorni escluso sabato e festivi ore 9.00 /13.00; martedì e giovedì ore 9.00/13.00 e 15.00/17.00

 

Si inaugura sabato 6 giugno 2015, alle ore 18.00, presso la Civica Raccolta “Carmelo Cappello” di Palazzo Zacco a Ragusa, la mostra Elogio del disegno, a cura di Andrea Guastella. L’esposizione, organizzata dall’Associazione Aurea Phoenix col Patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Ragusa, raccoglie una selezione di disegni di autori italiani contemporanei.

Martedì 23 giugno alle 18.00, sempre presso i locali di Palazzo Zacco, alla chiusura della mostra verrà presentato il volume di Andrea Guastella Il ramo verde, Aurea Phoenix Edizioni, una raccolta di scritti sull’arte comprensiva del saggio che dà il titolo alla mostra e che le è esplicitamente dedicato.

Dal testo di Andrea Guastella: «In un capitolo dal titolo emblematico, Elogio del pastello, della sua indimenticata Critica della modernità, Jean Clair registrava la risurrezione del disegno che, a suo dire, ritorna “ad occupare […] quel posto primordiale che fu, in altri tempi, il suo”. Trent’anni e passa dopo risulta difficile credere al primato di un’arte universalmente caduta in oblio, abbandonata dalle scuole e soppiantata, nella sua funzione mimetica, da strumenti ottici che consentono di riprodurre il reale con una facilità di gran lunga maggiore. Poco a poco tali strumenti, a cominciare dai più semplici come la fotocamera del telefonino, sono diventati delle vere e proprie protesi corporee, dei prolungamenti delle facoltà percettive col non trascurabile vantaggio di fissare una visione stabile, non soggetta ai capricci della memoria e modificabile a piacimento.

Oggi, perciò, non sembra strano che una star del calibro di Maurizio Cattelan dichiari candidamente di non saper disegnare: “Le mie cose”, afferma, “non le tocco proprio. È il vuoto che mi concentra e mi dà delle idee”. Si potrebbe – ammettiamolo – ironizzare facilmente su quel vuoto, ma sarebbe come prendersela con uno scienziato perché non sa cucinare: l’arte concettuale risponde infatti a logiche mentali che hanno poco da spartire con la “primordialità” del disegno, col suo essere identico a sé stesso da quando i primitivi tracciarono schizzi sulla pareti di una grotta.

Davvero il disegnare fonde l’uomo e il mondo: come lo sciamano si immedesimava nella preda da cacciare, nessun disegnatore che si rispetti è in grado di affrontare una montagna senza diventare in qualche misura una montagna, o di ritrarre una donna limitandosi a contemplarne la sagoma, la forma. Occorre percorrere i luoghi, frequentare le persone, conoscere la luce e l’atmosfera dei primi e i movimenti delle seconde, dal modo in cui, con un gesto della mano, ravvivano i capelli, al piegarsi di una ruga se un pensiero le attraversa. Disegnare non è infatti copiare passivamente il dato oggettivo: è cogliere un’armonia fra rapporti complessi e trasporli in un ordine proprio, sviluppandoli secondo dinamiche autonome. E non si tratta di impresa da poco. Per quanto si tratti di un atto primigenio, per disegnare – come per scrivere – occorre superare una barriera.

Lo aveva capito Van Gogh, che in una lettera al fratello definisce il disegno «l’arte di aprirsi un passaggio attraverso un muro» eretto tra i sensi e l’intelletto, tra ciò che si vede e ciò che si intende esprimere. Ostacolo da superare ma non perciò meno necessario, essendo proprio la sua presenza ad accendere l’immaginazione trasformando la percezione meccanica in interpretazione. Ogni artista, per dirla tutta, ha il proprio muro, che a volte coincide col suo limite, altre con la sua qualità maggiore. Prendiamo il caso di Vincenzo Nucci, amico carissimo da poco scomparso cui ho il piacere di dedicare questa mostra: forse il disegno era per lui un limite, una sfida, ma senza impegnarsi in questo confronto sviluppando le sue attitudini di colorista non sarebbe probabilmente diventato il grande pittore che tutti ammiriamo. Non a caso il suo Paesaggio della memoria, un disegno che mi donò per una mia pubblicazione, è quasi un unicum nel suo corpus, e non manca di ricorrere al bianco del pastello.

Al contrario, per Franco Sarnari il disegno è la prima rimozione – parafrasando un suo famoso ciclo potremmo quasi definirlo una Cancellazione – della sua lunga storia: disegnatore abilissimo, egli farà sempre più a meno della spontaneità dimostrata agli esordi (lo Scooter in mostra risale agli anni ’50) in nome di un tratto più freddo, pensato. C’è quasi da credere che egli abbia temuto di rimanere impantanato nelle secche della facilità esecutiva – la qualità maggiore come ostacolo da superare – rimanendo soltanto un disegnatore.È questo un timore probabilmente condiviso da Giovanni Blanco, altrettanto dotato ma alla continua ricerca di prestazioni superiori per il suo strumento e, sebbene in misura minore, da Salvo Barone, dove l’intellettualismo di alcune scelte tematiche è un freno a mano inserito che rallenta un fluire di linee altrimenti impetuoso.

Solo Giovanni La Cognata, disegnatore naturale se mai ve ne fu uno, è all’apparenza esente da simili preoccupazioni: all’apparenza, poiché il suo ductus, incisivo come plastica è la sua pittura, si nutre di natura almeno quanto è carico di memoria culturale. La spontaneità, è proprio il caso di ripeterlo, è figlia dello studio.Qualcosa del genere accade anche a Piero Guccione, il cui disegno è costruito, meditato, rarefatto proprio come la sua splendida pittura. E alla pittura, a una tessitura fine, quasi – se fosse possibile – per velature sovrapposte, si richiamano il disegno di Giovanni Iudice, dalla trama così sottile da rendere arduo cogliere il solco della matita sulla carta, nonché quello poetico, evocativo, carico di suggestioni letterarie di Giuseppe Colombo, Francesco Balsamo e Giovanni Robustelli.

Un discorso a parte va fatto per il gesto ipnotico e sognante di Sandro Bracchitta, una sorta di inconscio del suo lavoro di incisore, per quello incerto e sfumato, come se il tempo ne avesse diluito la nettezza, di Giovanni Lissandrello e per quello espressionistico di Momò Calascibetta,

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TG notte - cm. 50 x 100 - disegno a matita 2004

forse il maggiore erede di una tradizione che ha in Grostz e in Dix i suoi padri fondatori e una delle massime testimonianze nel segno sospeso tra l’impegnato e il surreale di Bruno Caruso.In realtà ciascuno di questi autori meriterebbe un discorso approfondito, addirittura monografico, che renda giustizia al suo percorso individuale. A me basta, in questa sede, riconoscere che Jean Clair non si sbagliava».

Info: Andrea Guastella, mail: andreguast@yahoo.com  cell: 327.4059001

https://www.facebook.com/events/421710571346331/

A sud del pensiero: ri-tratti mediterranei. Omaggio a Carla Accardi

Domenica 31 Agosto 2014

A sud del pensiero: ri-tratti mediterranei. Omaggio a Carla Accardi 



L’Associazione R. C. “Museo del Presente”, in collaborazione con la Pro Loco di Nicosia, l’Associazione “Italia Nostra”, la Casa d’arte “la Fenice” ed il Comune di Sperlinga, promuove una mostra di arte contemporanea dal titolo: A sud del pensiero: ri-tratti mediterranei. Omaggio a Carla Accardi, che riattualizzi il Mediterraneo (inteso come spazio mitico e della costruzione del senso, piuttosto che come spazio esclusivamente geografico) attraverso evocazioni, suggestioni, nostalgie, memorie, miti antichi e moderni.
 
Non abbiamo ancora superato la “questione meridionale” che incombe sulla nostra nazione da un punto di vista economico, sociale, culturale. Il Meridione d’Italia rappresenta ancora, infatti, il teatro di quella guerra tra poveri per una polla d’acqua, descritto da Ignazio Silone in Fontamara, con l’aggravante, altresì, di una crisi economica planetaria.
Ma è una nuova “questione meridionale” che vogliamo porre all’attenzione del pubblico. Una questione meridionale del pensiero stavolta.
 La crisi economica che attraversiamo, infatti, non è che un prodotto della razionalità occidentale, della sua presunzione e del suo riduzionismo. E’ figlia del calcolo che uccide la passione e la poesia, riducendo tutto al mero quantitativo. Questa razionalità chiusa produce, paradossalmente, l’irrazionalità. L’irrazionalità di un’esistenza privata della qualità della vita, della convivialità, della lentezza. Ma di una lentezza che diventa anche velocità, la velocità che scaturisce dalla profondità del pensiero, in grado di avventurarsi in sentieri non ancora battuti. Perché la vita è una “partita doppia” direbbe Franco Cassano. L’irrazionalità che deriva, ancora, da quella che George Ritzer definisce la “mac-donaldizzazione” del pensiero, alfa e omega di una società bulimica e anoressica, bacchettona e trasgressiva ad un tempo.
Al pensiero del Nord, figlio del calcolo e di una razionalità monolitica, dovremmo allora opporre un pensiero del Sud, un moderno pensiero mediterraneo, sulle orme di pensatori come Edgar Morin e Franco Cassano. Occorre, dunque, oggi più che mai, andare a Sud, non tanto della geografia, quanto del pensiero.
Verso Sud la ragione ama essere messa in pericolo e l’esprit de finesse minaccia l’esprit de geometrie. L’Europa ha bisogno di un pensiero mediterraneo per arricchire la sua unione economica di un’unione spirituale. Un’Europa spirituale non avrebbe paura di ricordare le proprie radici giudaico-cristiane e, allo stesso tempo, sarebbe orgogliosa della sua parentela con la filosofia e la razionalità nate in Grecia. L’Europa spirituale è figlia di Atene e di Gerusalemme, della razionalità e della fede. Ha bisogno di sacralizzare il Mediterraneo - il mare nostrum, “mare madre” -, per non esorcizzare le sue contraddizioni e trasformarle, piuttosto, in complessità, arricchimento, crescita culturale, dialogo, sfida. Ma all’Europa dello “spread” dovremmo opporre un’Europa dello “spritz”. All’Europa del capitalismo finanziario, quella della convivialità, dell’incontro, della lentezza. L’Europa è i suoi Caffè, scrive George Steiner. Laddove il Caffè è inteso come luogo di incontro, cenacolo di idee e di intellettuali. Ma l’Europa è anche le sue strade che ricordano i suoi protagonisti, i suoi martiri ed i suoi eroi. L’Europa è “l’utilità della storia per la vita”, laddove l’America è “il danno”, la storia cancellata, la rimozione, lo spazio vuoto where the streets have no name.
Occorre andare a Sud “per essere provincia senza disperare, al riparo dalla storia vanitosa”. Per recuperare le numerose identità “dialettali” che caratterizzano il nostro territorio, al riparo da un’assurda globalizzazione omologante e standardizzante. Ma al riparo, anche, da un corrivo e bolso campanilismo. Raccogliendo tutte le sfide di un’era planetaria che attraversa ancora la sua “età del ferro”.
Nino Arrigo 



Gli artisti partecipanti sono:
Carla Accardi, Pippo Altomare, Sonia Andreani, Cesare Baracca, MoMò Calascibetta, Pietro Cosagra, Mariano Filippetta, Dario Insabella, Giovanni Iudice, Tatiana Lawresz, Mafonso, Giovanni Manzo, Stefano Mercatali, Fabio Modica, Alessandro Papari, Roberta Serenari, Giovanni Stella, Enzo Tomasello, Agostino Tulumello, Alfonso & Nicola Vaccari, Ignazio Vanadia e Fabrizio Vatta
La mostra, a cura di Nino Arrigo (presidente dell’associazione r. c. “Museo del Presente”), sarà anche un omaggio a Carla Accardi, la grande poetessa dell’astrattismo, nell’anno della sua scomparsa. Verrà inaugurata il 12 settembre alle ore 21.00 presso il castello medievale di Sperlinga dove sarà visitabile tutti i giorni (dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19) sino al 20 settembre. Il catalogo delle opere, a cura di Nino Arrigo ed edito da Lussografica, Caltanissetta, sarà disponibile (anche in formato e-book) a partire dal 12 settembre. 

Artisti di Sicilia da Pirandello a Iudice

Sabato 12 Luglio 2014

a  Favignana 
11 luglio -12 ottobre 2014

Oltre 200 i capolavori del Novecento siciliano, esposti nellʼEx Stabilimento Florio di Favignana, dallʼ11 luglio al 12 ottobre 2014 a raccontare lʼimportante ricerca artistica che ha influenzato la cultura dellʼintero Novecento, fino ai nostri giorni.
“Un secolo di arte siciliana vuol dire, in larga misura, un secolo di arte italiana. – dice Vittorio Sgarbi – Non è lo stesso per quasi nessunʼaltra regione, non per lʼEmilia Romagna, nonostante Morandi e De Pisis; non per la Toscana, nonostante Soffici e Rosai; non per Roma, nonostante le due scuole romane. La Sicilia del Novecento, sia in letteratura sia nelle arti figurative, ha dato una quantità di artisti e scrittori che hanno contribuito in modo determinante a delineare lʼidentità prevalente della cultura italiana.”
Sotto lʼAlto Patronato del Presidente della Repubblica, la mostra è realizzata dalla Fondazione Roma – Mediterraneo ed è promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, dalla Regione Siciliana Assessorato dei Beni Culturali e dellʼIdentità siciliana, dall’Assemblea Regionale Siciliana, Soprintendenza dei Beni culturali e ambientali di Trapani, dal Comune di Favignana – Isole Egadi, e dallʼExpo Milano 2015, organizzata da Shicon Europe, Exa – Mondi Nuovi e Arthemisia Group e ospitata presso lʼEx Stabilimento Florio delle Tonnare di Favignana e Formica.
Artisti di Sicilia. Da Pirandello a Iudice, a cura di Vittorio Sgarbi, con la direzione artistica di Giovanni Lettini, riunisce la più importante produzione artistica siciliana mai vista prima d’ora in un unico luogo.

“Un progetto titanico, – dice Gianni Filippini, ideatore e produttore della mostra – che ha già catturato l’attenzione dei più rinomati musei nazionali e internazionali i quali desiderano ospitare la prestigiosa collezione siciliana all’interno dei loro spazi (a conclusione della rassegna di Favignana) per dare vita così ad una esposizione itinerante. Sono alte le aspettative riguardo ad una mostra che è arrivata oggi ad avere la dimensione di un museo: il museo dell’arte siciliana”.
Le opere di questi grandi protagonisti attestano le attuali ricerche artistiche e mettono insieme una visione della loro terra come luogo di meditazione e conflitto: Fausto Pirandello con le sue spiagge, i corpi ammassati e le carni confuse di sabbia; Renato Guttuso con “La Vucciria” dai colori sgargianti che sprigionano il vocio e la cantilena araba dei vanniaturi nel celebre mercato palermitano che dà il nome al quartiere; Piero Guccione con i suoi paesaggi poetici; il gruppo di Scicli; la Scuola di Palermo e Giovanni Iudice con uno dei suoi documenti più vivi, parlanti e attuali quale “Lʼumanità”.
Il percorso espositivo si articola in quattro grandi stanze all’interno della Tonnara e, seguendo un ordine cronologico, racconta il viaggio iniziato dai maestri più antichi come Aleardo Terzi e Totò Gregorietti mediante un filo continuo che corre dagli anni ʻ30 fino al nuovo millennio. Svelare questa bellezza è la ragione vera per cui la Sicilia è quello che è, con la sua storia e con il suo paesaggio.
Una immagine apparentemente calma quella di ‘Artisti di Sicilia’. – dice Sara Pallavicini, direttore creativo della mostra – Una isola apparentemente ferma, immobile, come il mare di Guccione.

Sicuramente, una isola capace di raggiungere il cuore di chi la guarda tramite la sua poesia e le sue contraddizioni. Così come il Mediterraneo custodisce nei suoi abissi i tesori della sua storia, la Sicilia nasconde nella sua anima un luogo a noi sconosciuto, ma che gli artisti oggi in mostra a Favignana ci rivelano attraverso un viaggio nella vera isola: quella interiore.”
Il catalogo è editato da Skira.
Gli artisti in mostra
 Alberto Bevilacqua, Aleardo Terzi, Alfonso Amorelli, Andrea Di Marco, Andrea Parini, Antonio Amore, Antonio Ugo, Carmelo Cappello, Carla Accardi, Casimiro Piccolo, Elisa Maria Boglino, Emilio Greco, Emanuele Floridia, Enzo Sellerio, Eustachio Catalano, Fausto Pirandello, Francesco Trombadori, Gianbecchina, Giovanni Barbera, Giovanni Nicolini, Giulio D’anna , Giuseppe Mazzullo, Giuseppe Migneco, Ida Nasini Campanella, Ignazio Moncada, Leo Castro, Leonardo Sciascia, Lia Pasqualino Noto, Lorenzo Viviano, Manlio Giarrizzo, Mimmo Germanà, Nino Franchina, Pietro Consagra, Pina Calì, Pippo Rizzo , Quintino Di Napoli, Renato Guttuso, Salvatore Incorpora, Salvatore Fiume, Silvestre Cuffaro, Sistina Fatta, Tommaso Bertolino, TotòGregorietti, Ugo Attardi, Albino Trigilio, Aldo Pecoraino, Alessandro Bazan, Alessandro Finocchiaro, Alessandro Librio, Alessandro Paternò, Angelo Diquattro, Angelo Pitrone, Antonio Brancato, Antonio Freiles, Antonio Sciacca, Arrigo Musti, Attilio Giordano, Bruno Caruso,
Calusca, Carmelo Bongiorno, Carmelo Candiano, Carmelo Giallo, Carmelo Lizzio, Carmelo Nicosia, Cesare Inzerillo, Croce Taravella, Daniele Alonge, Daria Musso, Dino Cunsolo, Domenico Militello, Donatella Capraro, Elisa Nicolaci, Elisabetta Sgarbi, Emanuele Giuffrida, Emilio Isgrò , Enzo Rovella, Ettore Pinelli, Ezio Cicciarella, Fabio Salafia, Ferdinando Scianna , Fiammetta Bonura, Francesco Balsamo, Francesco Coppa, Francesco De Grandi, Francesco Rinzivillo, Franco Battiato, Franco Politano , Franco Polizzi, Franco Sarnari, Fulvio Di Piazza, Gaetano Tranchino, Gaspare Palazzolo, Giacomo Alessi, Giacomo Rizzo, Gianni Mania, Gino Cosentino, Giovanni La Cognata, Giovanna Lentini, Giovanni Chiaramonte, Giovanni Iudice, Giovanni Lissandrello, Girolamo Ciulla, Giuseppe Burgio, Giuseppe Colombo, Giuseppe Diara, Giuseppe Ducrot, Giuseppe Leone, Giuseppe Modica, Giuseppe Puglisi, Giuseppe Veneziano, Guido Baragli, Ilde Barone, Ignazio Schifano, Letizia Battaglia, Lillo Messina, Lorenzo Reina, Lucia Giuffrida, Lucia Scuderi, Luciano Vadalà, Luigi Ghersi, Luigi Nifosì, Manlio Sacco, Marcello Lo Giudice, Marco Bunetto , Marco Urso, Margherita Sgarlata, Marilena Manzella, Mavie Cartia, Michele Ciacciofera, Michele Dʼavenia, Miriam Pace, Momò Calascibetta, Nadia Ruju, Nicola Pucci, Ninni Sacco, Pietro Carriglio , Pietro Cosentino, Piero Guccione, Piero Roccasalvo Rub, Piero Zuccaro, Raimondo Ferlito, Renato Tosini, Riccardo Francaviglia, Rosario Antoci, Rosario Bruno, Rossella Leone, Salvatore Celi, Salvatore Paolino, Salvatore Provino, Salvo, Salvo Barone, Sandro Bracchitta, Santo Alligo, Santo Pappalardo, Sebastiano Favitta, Sebastiano Messina, Sergio Fiorentino, Stefano Malatesta, Sonia Alvarez, Tano Brancato, Togo, Topazia Alliata, Turi Simeti, Umberto Gervasi, Vincenzo Nucci, Vito Cipolla, Vito Stassi.

L’acqua di Leonardo, l’oro di Milano

Martedì 6 Maggio 2014

Una mostra sull’acqua raccontata attraverso sei Robinson Crosuè , sei  argonauti dell’arte che solcano con il loro operare artistico le acque a volte burrascose a volte serene, della creatività ,trasportandoci in un mondo sottomarino per  conoscere  abissi silenziosi ed entusiasmanti.
          8-21 maggio 2014 – Ex-Fornace, alzaia Naviglio Pavese,16 – Milano
opere di  
Giulia Alberti
Momò Calascibetta
Fabrizio Garghetti
Claus Joans
Stefano Zucchi
 Cosimo Barna
La mostra “L’acqua di Leonardo, l’oro di Milano” ,grande festa alla ex-Fornace, desidera essere un momento collettivo di riconoscimento della nostra identità di cittadini delle ”terre d’acqua”: festeggiare con l’arte, la musica ,la danza, l’acqua  della città di Milano e della sua pianura, gli abitanti di Milano e in particolare della zona 5 e 6 dei Navigli,  gli organizzatori , tutti i visitatori che desiderano essere coinvolti in questa azione di riconoscimento in vista di Expo 2015.
Acqua che non è più visibile come quando correva nei Navigli interni ad anello dentro la cerchia, ma che rimane l’anima di Milano,  rimane come “via d’acqua” che ha permesso la sua costruzione, che ha trasportato i prodotti della terra per nutrire la città.
La mostra crea un percorso attraverso diverse forme artistiche :
Momò Calascibetta- La nicchia del cavallo-cm.50×40
-Sette opere di Momò Calascibetta che Philippe Daverio descrive 
….come una carezza la linea nera segue un disegno e lo modella, la linea nera dell’artista segue il colore e il tessuto della carne, disegnando tra luce e ombra, un chiaroscuro, un palpito nella notte della Fontana che è metafora della notte degli uomini. E la luce non filtra più dagli occhi ma dalla carne, l’acqua si erge e la sua forza invade come  per i Greci e i Latini l’acqua invade e simboleggia i misteri della vita, dove nascita e morte, passato e futuro si intrecciano. Nella Piazza della Vergogna di Momò  Calascibetta sgorgano le sorgenti dove i nuovi   spiriti dell’acqua hanno il potere di profezia e  l’opera di Momò crea i suoi nuovi oracoli attraverso i quattro  fiumi che percorrono la Fontana….Nell’opera si evidenzia lo stereotipo grottesco che tutti noi abbiamo costruito nella nostra e nell’altrui immaginazione negando la possibilità di colpi di scena di meraviglia, di bello e di buono, sempre possibili  all’uomo ma mai realizzati in questo luogo. Gli attori di questo dissennato carnevale sono politici e criminali, dame dell’alta società, nobili decaduti e prelati, intellettuali e artisti che tessono rapporti inconsistenti dentro una babilonia disperata che si agita tra i vortici dei giochi dell’acqua; un’ umanità vacua e disfatta, verminosa e potente, un carnevale di annoiati, vitelloni e nobili a noleggio….
-Trenta immagini fotografiche di grande dimensione, a colori, stampate su tela pittorica di Fabrizio Garghetti, che raccontano del paesaggio della risaia seguendo le tracce lasciate da Leonardo da Vinci alla Sforzesca di Vigevano,raccontano delle conche del Naviglio Pavese , dei ponti in granito  sul Naviglio Grande a Cuggiono  e tanto altro ancora. Il critico d’arte Pierre Restany, ha scritto di queste immagini: “La dimensione delle immagini esalta la distesa delle risaie su l’orizzonte basso del cielo e il profilo allusivo dei reinterrati alberati, sottolineando le lineari prospettive dei canali con le cascatelle dei mulini e delle chiuse….Il risultato delle peregrinazioni della camera ispirata di Fabrizio Garghetti è favoloso: la serie di fotografie a colori tutte dello stesso grande formato stampato su tela pittorica, costituisce un panorama sbalorditivo della Pianura Padana.”

        -Tredici opere di Giulia Alberti tra sculture in vetro massiccio colato di Murano e “sculture-impronta” in pasta di cellulosa. Le sculture in vetro sono la cristallizzazione di movimenti d’acqua incapsulati nelle strutture di arcaici manufatti idraulici. “La materia vetro è attraversata da forme circolari e a spirale…… Con uno sguardo ravvicinato vediamo arterie e vene, verdi come linfa vitale. E’ come se un intero paesaggio fluviale con le sue memorie acquatiche ed arboree scorresse dentro quel limpido corpo luminoso…”…scrive Stefania Carrozzini. E le sculture-impronta, descritte da Gillo Dorfles : “ Giulia Alberti ha dato vita ad una serie di affascinanti ”bassorilievi” cartacei che ospitano le “impronte” che vi sono state impresse e che si estroflettono sulla grezza superficie rugosa, creando una rete di segni, di rilievi, di avvallamenti, che offrono  all’insieme del contesto una loro lirica identità. Le grandi carte sono, dunque, gli equivalenti, tanto d’una pittura che d’una scultura, che vivono di “assenze” e che pertanto sono colme di magiche “presenze”.
-Dieci sculture luminose di fantastici animali acquatici di Claus Joans,”genio primordiale e totemico come un uomo di domani” come lo descrive Philippe Daverio, creatore di sculture in acciaio e in policarbonato, percorse da segni, incisioni , graffiature che raccontano di luoghi fluviali e marini,  raccontano  delle correnti e dei movimenti d’acqua che essi hanno percorso. Claus Joans, marinaio dei mari del mondo , navigatore da sempre, che alterna il suo percorso nell’operare artistico a viaggi nelle acque dell’oceano.
-Cinque sculture di pietra lavorate dall’acqua di Stefano Zucchi, raccontano del contatto primordiale tra acqua e roccia ,dove lo scorrere e scavare dell’acqua, trasforma il duro materiale in forme arrotondate che narrano di questo percorso di trasformazione. Non a caso le opere di Zucchi arrivano dalle montagne del marmo di Candoglia e dalla sorgente del Lago Maggiore e fiume Ticino
-tre opere di Cosimo Barna.
Cosimo Barna racconta delle correnti marine e dei branchi di pesci i cui movimenti a spirale trasformano  l’acqua in un caleidoscopio di colori , racconta della vita dell’acqua e delle sue correnti attraverso fantasmagoriche pennellate di colore da cui guizza fuori la luce.
   Associazione Arte e Memoria del Territorio
via N.d’Apulia,12- 20125 Milano  
 tel. 02 2828419 – cell. 3391451917 
            territorio@artememoria.it          
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