POGA POGA (una metropoli che balla)

24 Gennaio 2018

POGA POGA

(Una metropoli che balla)



450.jpgGurubù Contemporary Art Roma in collaborazione con MIMU presenta: Maestri Internazionali del Libro d’Arte in una grade rassegna evento sul Libro Scultura.
POGA POGA
(Una metropoli che balla)

 Omaggio a Joey Ramon

-Libro d’artista di Momò Calascibetta-2017





Il Soundriver Recording studio di Roma, sarà incontro e registratore di queste anime perse, sparse, lucide, dentro ad un inconscio senso di liberazione verso tutto quello che gira in orario. Il fiume porta, nasconde e trascina, come il sangue nelle vene, come una barca appoggiata sul mare, come le scarpe rotte di un bambino che spingono uno skate pieno di emozioni.

Siamo gatti neri, dentro inutili pensieri…
Patrizio Maria
24 gennaio 2018
Inaugurazione 24/01/2018 ore 16.30
Con Willi De Punk e noti personaggi del mondo dello spettacolo.

I libri scultura del POGA POGA (una metropoli che balla) saranno messi in mostra in diverse città italiane e le opere degli Artisti saranno esposte a rotazione.

Ingresso: su invito e prenotazione
Soundriver Recording
Via Pellegrino Matteucci, 15
00154 Roma RM Italia
Tel. +393932401054
gurubu@mail.com
Curatori: Patrizio Maria, Gabi Minedi, Joe Gabriel Walsh
Collaboratore: Francesco Marino
Relatore e Critico: Patrizio Maria

Patrocini: Comune di Roma, Regione Lazio.

Si ringrazia il Maestro Francesco Marino per aver messo lo spazio del Soundriver Recording a disposizione dell’Arte e degli Artisti.

Artisti: Lorenza Angenica, Andreina Argiolas, Calogero Barba, Rodia Bayginot, Luisa Bergamini, Tomaso Binga, Giovanni Bonanno, Anna Boschi, Cristina Braido, Rossana Bucci, Alfonso Caccavale, Momò Calascibetta, Angela Caporaso, Lamberto Caravita, Marisa Casaburi, Patrizia Cerella, Alberto Casiraghy, Monica Ciabattini, Bruno Chiarlone Debenedetti, Ryosuke Cohen, Enzo Correnti, Carmela Corsitto, Eleonora Cumer, Jakob de Chirico, Paska Deb, Eric Demelis whit Gaspard Pitiot and Margaux Salmi, Bruno Donzelli, Paolo D’Orazio, Cinzia Farina, Gretel Fehr, Luc Fierens, Aurelio Fort, Tom Gal, Ivo Galassi, Delio Gennai, Gilbert & George, Lillo Giuliana, Gennaro Ippolito e Giovanna Donnarumma, Thierry Lambert, Ettore Le Donne, Alfonso Lentini, Hugues Leroy, Adrian Lis, Oronzo Liuzzi, Ruggero Maggi, Pascal Marcel, Patrizio Maria, Loulette Michel, Virginia Milici, Gabi Minedi, Bruno Munari, Carlo Oberti, Franco Panella, Alexey Parygin, Enzo Patti, Giancarlo Pavanello, Natale Platania, Michele Principato Trosso, Pino Procopio, Mauro Rea, Ina Ripari, Martine Rives, Gianni Romeo, Antonio Sassu, Anna Maria Scocozza, Dana Sikorska, Fulgor Silvi, Gruppo Sinestetico, Lucia Spagnuolo, Dominique Spiessert, Giovanni e Renata Strada, Stefano Turrini, Giangrazio Verna, Giovanna Vinciguerra.
POGA POGA (una metropoli che balla) 

Hey ho, let’s go, ci vuole la ribellione!
Un mantra, un legame, una ferita condivisa, le cicatrici come case rotte, spazzatura che offende la superficialità intellettuale dettata da una moda vuota e corrotta. La spilla che lega, punge, disinfetta e mantiene i pezzi del cuore dato in pasto alla vita. La voglia di ballare, come una tribù spray, veloce e rivoluzionaria. Il mosh, equilibri diversi per una gabbia fatta di cielo e cantine. Ehi, devi muoverti amico, ho degli insetti dentro le scarpe, devo muovermi con il sapore di chi vuole festeggiare il passato che diventa futuro. Bombe colorate di igiene mentale, una sala d’attesa snervante fatta di cuoio e pelle, chiodi, in una vecchia stazione ferroviaria mentre urinavo su un cartello politico ho visto I Ramones, pettinati dal vento e sconvolti dalla normalità. I bambini succhiano la mandorla amara, rara, il neon di un lurido pub dove la birra non vale che un bacio. La schiuma è bianca come il mare inquinato dai critici crociati persi tra le penne brillanti. Mamma sono un figlio di punk, di fuoco e tarocchi, mentre la notte toccava le tette alla luna. Poga, poga, muovi il culo e balla, mentre il no rivoluzionario delle ginocchia rimane in piedi su un triangolo sicuro. Il supermarket ed il latte scaduto, se.duto mi lecco le dita di una vita sporca mangiata due volte. Mi vesto di rosa e mi tingo i capelli di blu, mentre calpesto con punte di ferro le foglie cadute dagli occhi. Calpesto ascoltando in silenzio il rumore di questa città, collego la spina in un foro dentro al cemento e sento ferite, sento il tormento di una società fatta di ferro e bulloni messi per caso, nessuna garanzia e con grandi garze fascio e stringo le dita su un’altra bugia. Salvarsi dagli sconti invernali, dai pupazzi che solo la neve può darci, la cassiera che balla, il barbiere con lamette martella la stessa malata canzone, la guerra a colori è iniziata. La guerra dei no dormiva su un’altra serranda abbassata. La spilla mi cuce i ricordi e getta colori sul muro, le scritte e riviste strappate che stanno in un posto sicuro, lontano dal cuore, lontano da tutto, vicino nel mondo, ficcato in quel posto. Poga, poga, suona, rompi ed urla, la metropoli che balla.
Artisti uniti da una spilla, da una punta, da una macchia che si perde nelle vene di un varietà avariato, visto da tanti punti di vista, visto e percosso come un fiore strappato, un tatuaggio, un piercing, un morso, che guarisce un mondo malato. 
Il Soundriver Recording studio di Roma, sarà incontro e registratore di queste anime perse, sparse, lucide, dentro ad un inconscio senso di liberazione verso tutto quello che gira in orario. Il fiume porta, nasconde e trascina, come il sangue nelle vene, come una barca appoggiata sul mare, come le scarpe rotte di un bambino che spingono uno skate pieno di emozioni.
Siamo gatti neri, dentro inutili pensieri…
Patrizio Maria

Hey ho, let’ s go, il faut la rébellion! 
Un mantra, un lien, une blessure partagée, des cicatrices comme des maisons cassées, des ordures qui offense la superficialité intellectuelle dictée par une mode vide et corrompue. La broche qui ligue, pique, désinfecte et conserve les morceaux du coeur donné en repas à la vie. L’envie de danser, comme une tribu de spray, qrapide et révolutionnaire. Le mosh, des équilibres différents pour une cage faite de ciel et de sous-sols. Hey, tu dois bouger, mec, j’ai des insectes dans mes chaussures, je dois me déplacer avec le goût de ceux qui veulent célébrer le passé qui devient futur. Des bombes colorées d’hygiène mentale, une salle d’attente ennerve faite de cuir et de peau, des clous, dans une vieille station de chemin de fer tout en pissais sur un panneau politique j’ai vu les ramones, peignés par le vent et choqués par la normalité. Les enfants sucent l’amande amère, rare, le néon d’un pub pourri où la bière ne vaut qu’un baiser. La mousse est blanche comme la mer polluée par les critiques croisés perdus entre les stylos brillants. Maman, je suis un fils de punk, de feu et de tarot, alors que la nuit touchait ses seins à la lune. Poga, poga, bouge ton cul et danse, tandis que le non révolutionnaire des genoux reste debout sur un triangle sûr. Le supermarché et le lait périmé, assis, je me lèche les doigts d’une vie sale mangée deux fois. Je m’habille en rose et me teins les cheveux de bleu pendant que j’écrase les feuilles de fer les feuilles tombées des yeux. Je marche en écoutant en silence le bruit de cette ville, je branche la prise dans un trou dans le béton et j’entends des blessures, j’entends le tourment d’une société faite de fer et boulons mis par hasard, pas de garantie et avec de grandes gazes faisceau et je serre les doigts sur encore un mensonge. Sauver des d’hiver, des marionnettes que seule la neige peut nous donner, la caissière qui danse, le barbier avec des lames de rasoir martèle la même chanson malade, la guerre en couleurs a commencé. La guerre des non dormait sur un autre rideau. La broche me fait mes souvenirs et jette des couleurs sur le mur, les écrites et les magazines arrachées qui sont dans un endroit sûr, loin du coeur, loin de tout, près du monde, mis dans cet endroit. Poga, poga, sonne, casse et crie, la métropole qui danse.
Artistes unis par une broche, d’une pointe, d’une tache qui se perd dans les veines d’une variété avarié, vu par de nombreux points de vue, vu et battu comme une fleur déchirée, un tatouage, un piercing, une morsure, qui guérit un monde malade. 
Le studio d’enregistrement Soundriver à Rome sera la réunion et l’enregistreur de ces âmes perdues, dispersées, brillantes, dans un sens inconscient de libération vers tout ce qui court à l’heure. La rivière apporte, se cache et traîne comme du sang dans les veines, comme une barque appuyée sur la mer, comme les souliers cassés d’un enfant poussant un patin plein d’émotions.
Nous sommes des chats noirs, dans des pensées inutiles…

Patrick Maria

Please, hold the line!

29 Settembre 2017


Escursioni nel disegno Italiano del 900 :da Attardi a Zancanaro.
a cura di Nicolo’ D’Alessandro

galleria Massimo La Piana


inaugurazione della mostra  alle ore 18.00 del 29/09/2017.

“…..Il disegno è “anima” per esprimere concetti, idee interiori, astrazioni. Ambisce alla coscienza e conoscenza più profonda dell’uomo. Non è peregrino affermare che il disegno costituisce la prima forma virtuale della comunicazione. È la traduzione immediata di un’idea astratta in una forma visibile e quindi comunicante. Scrivevo qualche tempo fa che il disegno non è come molti sono portati a credere espressione di ricerca preparatoria a qualcos’altro. Al contrario è qualcosa di autonomo, l’espressione più vicina alla labile traccia della propria idea, del proprio pensiero. Il disegno appartiene da sempre alla cultura elementare dell’uomo, alla sua immediatezza comunicativa. Potremmo aggiungere che il disegno è la prima arcaica forma virtuale della rappresentazione umana.” 

Momò Calascibetta -Studio per “L’abbraccio “cm.34×42,5 disegno a matita 2001
opere  di
U.Attardi, B.Caruso, R.Guttuso, E.Greco, E.Scanavino, R.Vespignani, T.Zancanaro, M.Calascibetta, N.D’alessandro, G.Costa, E.Giuffrida, G.Iudice, G.Merlina, A.Micciche’.
La mostra e’ inserita nel percorso ufficiale di”Le vie dei tesori “nella sezione dedicata agli itinerari contemporanei a cura di Paola Nicita

La partecipazione a questa manifestazione prevede l’apertura straordinaria della galleria il ven-sab-e dom dalle 10 alle 18 ma sara’ cmq visitabile dal martedi’ al giovedi’nei normali orari di galleria: 10.30/13.00-16.30/20.00

Agrigentérotique

8 Luglio 2017

Farm Cultural Park Agrigentérotique

Mezzo secolo dopo la frana che colpì Agrigento, una mostra

 a cura di Dario Orphée La Mendola  ricorda la tragedia.

opere di

Salvo Barone  Momò Calascibetta  Alfonso Siracusa

19 Luglio _20 Settembre 2017

Si svolgerà a Favara, presso la Farm Cultural Park, il 19 luglio, alle ore 18:15, una conversazione libera sulla frana di Agrigento del 1966, in contemporanea all’inaugurazione della mostra “Agrigentérotique, a cura di Dario Orphée La Mendola, le cui opere site-specific di Salvo Barone, Momò Calascibetta e Alfonso Siracusa riflettono artisticamente su quanto accaduto nella città dei Templi dalla speculazione edilizia a oggi.Tre opere site-specific, dai titoli in latino, che possono essere “lette” singolarmente o come scene di un’unica opera teatrale, offrono un’indagine estetica su quanto accaduto nella città dei Templi nel corso del Novecento, dalla devastazione urbana all’eredità contemporanea. Esse, similmente a persone cui è stata violata la serenità domestica, sono state “accolte”, cioè esposte, presso la Farm di Favara, dimostratasi favorevole al progetto, con un mese di anticipo rispetto alla data dell’anniversario, e inaugurate simbolicamente il 19 Luglio.

Nel corso della serata, lo sguardo sarà focalizzato su vari temi, storici e attuali per la città di Agrigento: lo stato della cattedrale e quello prettamente geologico dei costoni su cui insiste l’espansione urbana, le inchieste giornalistiche e gli impatti sociologici ed estetici.

La mostra, fondamentalmente sperimentale, e che s’ispira ai principi della permacultura, è stata intramezzata da differenti iniziative: da esposizioni private a improvvise installazioni urbane temporanee, senza un termine preciso e con una programmazione in costante aggiornamento. Ciò è accaduto soprattutto per avviare un processo di allontanamento dalle regole imposte dal sistema dell’arte contemporanea, oggi purtroppo non in grado di ironizzare su stessa, avendo smarrito il suo sguardo infantile. Le opere presenti alla Farm, riproduzioni degli originali, sono state esposte in appositi allestimenti installativi, all’aperto, rendendo il fruitore parte integrante dell’opera, mettendolo in relazione con l’atmosfera circostante, accompagnate da una prosa di Dario Orphée La Mendola.

Salvo Barone Obstupesco” (2017), ha illustrato due donne e un uomo in atteggiamento smarrito, le cui posizioni anatomiche, che sembrano tratte da fotografie storiche, sono prive di qualsiasi riferimento preciso, perché indefinibile è l’atmosfera che li avvolge. Essi, come se fossero stati appena sfollati e desiderassero comprendere il loro destino, immobilizzati in un costante presente, appaiono in cerca di conforto, osservando inermi la tragica frantumazione della propria abitazione, ma divengono involontariamente parte di un ipotetico appartamento franato, il quale potrebbe essere il loro, abbandonato in fretta per mettersi in sicurezza, congelato dal tempo.

Momò Calascibetta Cui prodest (2017), ha analizzato ironicamente  l’inettitudine dell’artista contemporaneo al tempo della speculazione edilizia in Italia, il cui sforzo non è mai stato all’altezza di produrre opere che potessero fronteggiare il potere, favorendolo invece egoisticamente. La fronte corrugata del protagonista solitario suggerisce il senso di sofferenza durante l’atto poietico, il cui mancato prodotto, sottolineato dalla carta igienica intonsa intorno, dimostra che ancora tanto deve essere fatto. La percezione della realtà interna è influenzata dalla scelta prospettica, giocando meravigliosamente con i chiaroscuri dei panneggi, inscrivendo la scena in una dinamicità espressivamente forte.

Alfonso Siracusa Error communis” (2017), ha recuperato oggetti collegati storicamente alla frana, inserendoli in un ambiente caratterizzato dalla duplicità, rendendo evidente una frase della celebre inchiesta Martuscelli. Le reti metalliche, divise in basso dal coltello che effettua un taglio con il passato, riportano le stelle della Marina militare raffiguranti la costellazione del cancro. Più avanti una finestra, che incornicia un pilastro del viadotto posto dirimpetto alla città, se aperta svela, sotto l’influsso di simbologie alchemiche riattualizzate, la vittima della frana posta su una mappa della città recante punti d’interesse franoso, il cui mancato intervento allarma l’osservatore allo specchio.

Dario Orpheè La Mendola

Titolo: Agrigentérotique

a cura di: Dario Orphée La Mendola

artisti: Salvo Barone, MoMò Calascibetta, Alfonso Siracusa

spazio: Farm Cultural Park - cortile Bentivegna 92026 Favara

inaugurazione: Mercoledì 19 Luglio 2017 ore 19

organizzazione generale: Andrea Bartoli e Florinda Saieva

public relation: Salvo Sciortino e Giovanna Arnone

fotografie: Gerlando Sciortino

digital animation | visual design: Elia Zaffuto e Giuseppe Miccichè

webmaster Farm: Rosario Castellana

durata: 19 Luglio | 20 Settembre 2017

orario: tutti i giorni 10-24

info

http://www.farmculturalpark.com

Contact+39 3289749798  Dario Orphée La Mendola

ufficio stampa: Paola Feltrinelli paolafeltrinelli79@gmail.com

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Farm Cultural Park |  Agrigentérotique

a cura di Dario Orphée La Mendola

Salvo Barone  Momò Calascibetta  Alfonso Siracusa

Half a century after the landslide that hit Agrigento, an exhibition by Dario Orphée La Mendola recalls the tragedy. Three site-specific works, from Latin titles, which can be “read” individually or as scenes of a single theatrical work, offer an aesthetic investigation of what happened in the city of the Temples during the twentieth century, from urban devastation to Contemporary heritage. Similarly to people who have been violated the domestic serenity, they were “welcomed”, that is exhibited at the Farm of Favara, which proved to be favorable to the project, one month in advance of the anniversary date, and symbolically inaugurated on 19 July. The exhibition, fundamentally experimental and inspired by the principles of permaculture, has been interspersed with various initiatives: from private exhibitions to temporary temporary urban installations, without a precise term and with a constantly updated schedule. This has happened especially to start a process of getting away from the rules imposed by the contemporary art system, today unfortunately not being able to ironize on itself, having lost its childish look. The works at the Farm, reproductions of the original, have been exhibited in special outdoor installations, making the guest an integral part of the work, putting it in relation to the surrounding atmosphere, accompanied by a prose by Dario Orphée La Mendola.

Salvo Barone in “Obstupesco” (2017) depicted three lost-minded persons: two women and a man, whose anatomical positions, which appear to have been taken from historical photographs, are devoid of any precise reference, because the ambience that envelops them is indefinable. They, as if they had just been displaced and wanted to understand their fate, immobilized in a constant present, appear to be looking for comfort, observing the tragic crushing of their dwelling unintentionally, but becoming involuntarily part of a hypothetical sloping apartment, which could be theirs, abandoned in a hurry to secure themselves, frozen by time.

Momò Calascibetta in “Cui prodest?”(2017), ironically analyzed the ineptness of the contemporary artist at the time of construction speculation in Italy, whose effort has never been able to produce works that could face power, but on the contrary favoring it egoistically. The corrugated face of the lonely protagonist suggests the sense of suffering during the act of initiation, whose lack of product, underlined by the toilet paper intoned around, shows that much remains to be done. The perception of the inner reality is influenced by the prospective choice, playing wonderfully with the chiaroscuro of the drama, inscribing the scene in an expressively strong dynamism.

Alfonso Siracusa in “Error communis”(2017) retrieved historically linked objects to the landslide, inserting them in a context characterized by duplicity, making a statement of the famous Martuscelli investigation apparent. The metal nets, divided by the knife that makes a cut with the past, portray the stars of the Navy depicting the constellation of cancer. Further on, a window framing a pillar of the viaduct facing the city, if opened reveals, under the influence of alchemically re-altered symbologies, the victim of the landslide placed on a map of the city with landmark points of landslide interest, whose failure to intervene alarms the observer in the mirror.

 Traslation by Annareta Sciacca

Agrigentérotique

20 Giugno 2017
Agrigentérotique

parce que la vie n’est pas esthétique

di Salvo Barone, Momò Calascibetta, Alfonso Siracusa,


a cura di Dario Orphée La Mendola 


Agrigentérotique

parce que la vie n’est pas esthétique 

Mezzo secolo dopo la frana di Agrigento,una mostra al Farm Cultural Para cura di Dario Orphèe  ricorda la tragedia.


 Tre opere site-specific, dai titoli in latino, che possono essere “lette” singolarmente o come scene di un’unica opera teatrale, offrono un’indagine estetica su quanto accaduto nella città dei Templi nel corso del Novecento, dalla devastazione urbana all’eredità contemporanea. 
Esse, similmente a persone cui è stata violata la serenità domestica, sono state “accolte”, cioè esposte, presso la Farm di Favara, dimostratasi favorevole al progetto, con un mese di anticipo rispetto alla data dell’anniversario, e inaugurate simbolicamente il 19 luglio.
La mostra, fondamentalmente sperimentale, e che si ispira ai principi della permacultura, è stata intramezzata da differenti iniziative: da esposizioni private a improvvise installazioni urbane temporanee, senza un termine preciso e con una programmazione in costante aggiornamento. Ciò è accaduto soprattutto per avviare un processo di allontanamento dalle regole imposte dal sistema dell’arte contemporanea, oggi purtroppo non in grado di ironizzare su stessa, avendo smarrito il suo sguardo infantile. Il titolo della mostra, invece, trae spunto dal mito di Eros e da una diceria locale, il cui significato viene svelato oralmente nel corso degli appuntamenti. 

 Le opere esposte alla Farm, riproduzioni degli originali, sono state esposte in appositi allestimenti installativi, che rendono il fruitore parte integrante dell’opera, mettendolo in relazione con l’atmosfera circostante, accompagnate da una prosa di Dario Orphée La Mendola.
Nei dettagli. Salvo Barone, in “Obstupesco”, ha illustrato due donne e un uomo in atteggiamento smarrito, come se fossero stati appena sfollati e desiderassero comprendere il loro destino, involontariamente parte di un ipotetico appartamento franato, che potrebbe essere il loro, abbandonato in fretta per mettersi in sicurezza. Momò Calascibetta, in “Cui prodest?”, ha analizzato l’inettitudine dell’artista contemporaneo al tempo della speculazione edilizia in Italia, il cui sforzo non è mai stato all’altezza di produrre opere che potessero fronteggiare il potere, favorendolo egoisticamente. Alfonso Siracusa, in “Error communis”, con oggetti coerenti storicamente, ha strappato e ha modificato una frase dalla celebre inchiesta Martuscelli, redendola un dialogo tra due protagonisti della frana e della città, sotto l’influsso di simbologie riattualizzate, tratte da un antico disegno alchemico. 

 Contributi dell’iniziativa sono le opere multimediali. La grafica della mostra, intitolata “De gustibus non est disputandum’’, realizzata da Giuseppe Miccichè, ha fissato con degli elementi grotteschi, e mediante una soluzione minimalista, un elemento allegorico dell’architettura contemporanea, il quale, pur nella libera interpretazione, sintetizza quanto accaduto in quel triste luglio del 1966. Nell’animazione “Quisque faber fortunae suae”, Elìa Zaffuto, in collaborazione con Giuseppe Miccichè, hanno accentuano la violenza psicologica e visiva di un “oggetto” estraneo all’interno di un armonico centro storico formatosi naturalmente, ispirandosi a concepts di cult e ambienti horror degli anni ’60.

informazioni:
artisti: Salvo Barone, MoMò Calascibetta, Alfonso Siracusa
titolo mostraAgrigentérotique
a cura: di Dario Orphée La Mendola 
Spazio espositivo: Farm Cultural Park
inaugurazione: anteprima il 21 giugno 2017 ore 21.00
durata:21 giugno-21 settembre 2017
animazioneElia Zaffuto, Giuseppe Miccichè
organizzazione tecnica: Salvo Sciortino
visual design: Giuseppe Miccichè
Fotografie evento: Gerlando Sciortino
indirizzo: FARM CULTURAL PARK, Cortile Bentivegna, Favara, Italy
orario spazio espositivo:  tutti i giorni
infoDario Orphée La Mendola 3289749798 

ufficio stampa: Paola Feltrinelli paolafeltrinelli79@gmail.com


Zucchero & Catrame

7 Giugno 2017
Zucchero  &  Catrame
quaranta opere storiche
di
16 June/ Giugno - 25 June/ Giugno
Momò Calascibetta-Giochi e spassi degli eroi di Comiso Park- cm.150 x 200 disegno a matita  1984

Nella splendida cornice dello Spazio Gucciardello di Vittoria si inaugura il 16 giugno 2017, in occasione  della decima edizione del “Vittoria Jazz Festival” (sotto la  direzione artistica dell’“enfant prodige” del jazz nostrano, il sassofonista Francesco Cafiso) la mostra personale di Momò Calascibetta dal titolo “ZUCCHERO & CATRAME” a cura di Luciano D’ Amico che, con una selezione di quaranta opere storiche tra dipintidisegni sculture, illustra i temi e i linguaggi cari all’artista, da sempre attento alla ricerca psicologica svelando l’inconscio, le pulsioni e i sentimenti dell’animo umano. Oggetto della sua attenzione per un relativo periodo storico è stata quella fetta di creature umane più indifese, più deboli e innocenti. In mostra infatti il ciclo di lavori inediti  de’ “ i bambini sulle strade del mondo” (anni 2004/2006) che perdendo il riferimento familiare come modello da imitare, riflettono senza mediazione le perversioni dell’attuale sistema della società moderna; un semplice atto d’accusa contro “l’homo economicus”, rivelatosi produttore di follia, esclusione, miseria, fame e ingiustizia attraverso il personalissimo codice simbolico dell’artista. Quei bambini di “ZUCCHERO”, prodotto dei trafficanti di morte che dopo 10 anni attraverseranno il nostro Mediterraneo per sbarcare in Sicilia con le loro madri bambine.

Il pittore Momò Calascibetta nel suo processo creativo parte dall’uomo e all’uomo torna con vera pietas  mettendone  in evidenza la salute o la follia mentale. La lente del suo occhio d’artista, ingrandita ed esacerbata, coglie il male che la società opulenta dell’occidente cova. Momò non sfugge a quella dolorosa analisi critica che trova e scopre nella  natura stessa dell’uomo la sua infinita sete di potere e di ricchezza, produttrice di miseria e di fame, di ingiustizia e follia.
I personaggi di potere che analizza MoMò, portano in sé i semi del bene e del male e spesso non riescono a sfuggire ai pensieri che ispirano i diavoli occidentali; divorano con cupidigia il futuro dei loro popoli e accettano di lasciare scorrere CATRAME nei vasi sanguigni dei loro cervelli. L’artista sa che le crisi economiche e le guerre sono premeditate, gestite e volute dai paesi opulenti e mai sazi e così, con la potenza della sua matita e del suo colore, rende visibili gli umili diseredati e affamati in attesa che i potenti, superbi oltre la tracotanza, vengano rovesciati dai loro troni senza aspettare l’Apocalisse. (Paola Feltrinelli)
informazioni:
artista: MoMò Calascibetta
titolo mostra: Zucchero & Catrame
Spazio espositivo: Spazio Gucciardello
a cura: di Luciano D’amico
inaugurazione: 16 giugno 2017 ore 19.00
durata:16 giugno-25 giugno 2017
indirizzo: Via Cavour 32 97019 Vittoria (RG) Italia
orario spazio espositivo:  dal martedì al sabato 19.00-23.00 

ufficio stampa: Paola Feltrinelli  paolafeltrinelli79@gmail.com

Eccetera

25 Maggio 2017


“ECCETERA”

a cura di antonio vitale
coordinamento di giuseppe vitale

opening - sabato 27 maggio, ore 19.00

visitabile fino a martedì 13 giugno 2017

La mostra che vi proponiamo dal titolo “Eccetera”, rappresenta il terzo appuntamento espositivo collettivo che lo SPAZIOVITALEin di Catania ha pensato di offrire per il 2017 ai suoi numerosi estimatori.
Dopo le mostre organizzate dal titolo “Travisibile” e “Carta”Eccetera”  trova il suo naturale baricentro espressivo in una comunicazione che utilizza i linguaggi più vari e lontani per ciascun artista, ma che per tutti afferma e presenta un “testo artistico” che chiude le porte rispetto al mondo quotidianamente vissuto – l’eccetera di ciascuno – e condensa tutto il proprio peso comunicativo parlandoci di un mondo intimo, privato, taciuto, solo raramente esibito.

La mostra, dunque, un coro di voci soliste.
  
MoMò Calascibetta - La mia casa in Vicolo del Forno- cm.33×66 disegno a matita 2004

Il racconto si snoda attraverso le opere di:

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INFO MOSTRA
Mostra Collettiva
 “ECCETERA”
a cura di Antonio Vitale
coordinamento di Giuseppe Vitale
INAUGURAZIONE - sabato 27 maggio, ore 19.00
A.C. SPAZIOVITALEin – via Milano 20, 95126 Catania
(t) 095 371010 – spaziovitaleincatania@gmail.com
fino a martedì 13 giugno 2017
martedì>sabato 16.30>20.00
domenica> 10.30>12.30

per info: (t) 340 1500159

La memoria e l’Alzheimer

7 Maggio 2017

La memoria e l’Alzheimer

presentazione del
volume di poesia di Emanuele Schembari 
con illustrazioni originali 
Martedì 9 maggio 2017, alle ore 18.00
Centro Servizi Culturali di Ragusa
Momò Calascibetta-La casa dell’infanzia-cm 28×35 disegno a matita 2017
Martedì 9 maggio 2017, alle ore 18.00, presso il Centro Servizi Culturali di Ragusa Giovanni Occhipinti e Andrea Guastella presentano il volume postumo di poesia di Emanuele Schembari ”La memoria e l’Alzheimer”, Aurea Phoenix Edizioni, 2017. La lettura delle liriche è affidata alla voce di Giorgio Sparacino. Per l’occasione, vengono esposte le illustrazioni originali di Momò Calascibetta. 
L’evento, organizzato dall’Associazione Aurea Phoenix e dal Centro Servizi Culturali, si iscrive nelle celebrazioni per la dedicazione del Centro Servizi ad Emanuele Schembari sollecitata dalle Associazioni del Centro e ratificata dall’Amministrazione Comunale di Ragusa. La cerimonia di dedicazione avverrà, alla presenza del sindaco, alle ore 17.30. Dalla prefazione di Giovanni Occhipinti: «Tutta la poesia di Emanuele Schembari si sviluppa su due versanti: quello di chi aderisce al “compromesso quotidiano”, vivendo l’insidia dell’inganno e imbrigliandosi nelle maglie del potere, e quello del “tempo” che cancella – ahimè – e rende irrecuperabili situazioni e realtà trascorse, così che tutto va a confluire su pronunciamenti civili ed esistenziali degni di un cittadino del mondo. Il tutto, naturalmente si dipana lungo un filo di rigorosa coerenza tematica e stilistica. Sono i due motivi ricorrenti della poesia di Schembari e basterà leggere Al di là del calendario (2005) e L’orologio elettronico (2006) per rendersi conto che questi motivi hanno alimentato tutta la sua poetica, dagli anni Settanta ai nostri giorni.
Oggi Emanuele, che abbiamo voluto bene e stimato e che ci è stato compagno di strada lungo i percorsi, non semplici, delle iniziative culturali e letterarie, non è più con noi a infervorarci con la sua vis polemica, che gli fece meritare nella storia della Poesia del Secondo Novecento il posto e il ruolo del poeta civile, ma continuiamo a sentirlo e a considerarne la voce e la civiltà dell’autore e dell’intellettuale di cui la sua Ragusa, ne sono certo, vorrà tener conto, grazie al fatto che egli l’ha rappresentata al di là dei confini della provincia siciliana e molto prossima alla realtà civile, sociale e storico-politica che riguarda in senso lato la storia dell’uomo solo nella realtà infida del mondo».
Volume: La memoria e l’Alzheimer
Autore: Emanuele Schembari
Casa editrice: Aurea Phoenix Edizioni 
Prefazione: Giovanni Occhipinti
Postfazione: Andrea Guastella
Illustrazioni: Momò Calascibetta
Presentazione: martedì 9 maggio 2017, ore 18.00 
Luogo: Centro Servizi Culturali, Via A. Diaz, 56 - Ragusa 
Recapito telefonico: 0932.676111
Testimonianze: Giovanni Occhipinti, Andrea Guastella
Letture: Giorgio Sparacino
Info: Andrea Guastella, mail: andreguast@yahoo.com  
Cell: 327.4059001


Amen

30 Marzo 2017
Vernissage 06 Aprile 2017, alle ore 19:00
 ex Chiesa San Giovanni Battista 
Via Damaggio Fischetti, Gela  (Caltanissetta)
MoMò Calascibetta-Mitografia cm. 183×138 acrilico e disegno su tavola 2014/15
ARTISTI
Daniele Alonge, Angelo Barile, Giuseppe Brugioni, Momò Calascibetta, Roberto Collodoro, Lorenza Ciulla, Leonardo Cumbo, Max Ferrigno, Sergio Fiorentino, Luigi Giocolano, Emanuela Giuffrida, Piero Guccione, Corrado Inturri, Giovanni Iudice, Sebastiano Parasiliti, Domenico Pellegrino, Fortunato Pepe, Michele Principato Trosso, Alice Valenti, Giuseppe Veneziano e Domenico Zora.
L’ex Chiesa San Giovanni Battista, suggestiva location nel centro storico di Gela, appena restaurata,  ospiterà all’interno dei suoi spazi “Amen: religione e religiosità nell’arte contemporanea”, una mostra collettiva a cura di Danilo Mendola e con la collaborazione dell’associazione Uncle Jack.
Il progetto espositivo, in sintonia con il clima pasquale della città, si articolerà in due tappe. La prima a Gela dal 6 al 18 aprile 2017 e la seconda a Ragusa, nei locali del Palazzo Zacco, dal 21 aprile al 10 maggio 2017. Una mostra impreziosita da nomi di altissimo livello: 
Daniele Alonge, Angelo Barile, Giuseppe Brugioni, Momò Calascibetta, Roberto Collodoro, Lorenza Ciulla, Leonardo Cumbo, Max Ferrigno, Sergio Fiorentino, Luigi Giocolano, Emanuela Giuffrida, Piero Guccione, Corrado Inturri, Giovanni Iudice, Sebastiano Parasiliti, Domenico Pellegrino, Fortunato Pepe, Michele Principato Trosso, Alice Valenti, Giuseppe Veneziano e Domenico Zora.

AMEN

Religione e Religiosità nell’Arte Contemporanea

E’ affascinante e curioso osservare quante innumerevoli siano le rappresentazioni e i modi di percepire la “spiritualità”appartenenti all’immaginario collettivo e come le mani e il pensiero degli artisti ne rappresentino, di volta in volta, soggettivamente, i vari aspetti della realtà.
La religione in Sicilia è anche “ Folkrore e costume “, un misto tra riti religiosi e pagani propri della gente. Essa porta impresse, nelle antiche tradizioni che si tramandano oralmente, la fierezza della sofferenza, dell’ironia e della passione in senso lato. La religione, o meglio ancora, le religioni vivono da sempre parallelamente ed ancestralmente alla normale vita sociale, riflettendosi, soprattutto, negli occhi e nelle gesta della gente umile, nelle rappresentazioni ad esse collegate.
Nel mondo antico la festa per antonomasia era quella religiosa, per Platone era “il giorno del rapporto con la divinità”. Nella Pasqua cristiana, ancora oggi, si rinnovano annualmente le vicende mitiche già esistenti in quasi tutte le antiche civiltà, ove si narrava di una dea ( dai Romani chiamata Cerere, dai Babilonesi Ishatar, dai Frigi Cibele,  dai Greci Demetra, dagli Egizi Iside) la quale piangeva la morte e assisteva alla rinascita di una divinità che era la personificazione della natura, in particolare del grano. L’opposizione ricorrente è quella dell’estate e dell’inverno, dell’interminabile lotta fra il bene e il male che riprende a pieno titolo quella primitiva e solenne tra la vita e la morte.
In una più ampia prospettiva antropologica tratti comuni dei nostri comportamenti possono essere a volte ritrovati in culture geograficamente agli antipodi che, pur non avendo mai avuto contatti diretti, sembrano essere strette da un misterioso leitmotiv. Oggi, in questo percorso espositivo il visitatore/osservatore viene invitato a concentrarsi sulle vibrazioni emozionali trasmesse dagli artisti per mezzo delle opere e a percepire il significato religioso trasmesso ( anche allontanandosi dalla concezione tradizionale ), nel senso più ampio e profondo, specificamente come  l’Amore di Dio, in qualsiasi forma e /o nome  venga a Lui attribuito.
Danilo mendola
Informazioni:
mostra collettiva
a cura di: Danilo Mendola
inaugurazione: 6 aprile 2017, ore 19.00
durata:  6  aprile – 18 aprile 2017
indirizzo: ex Chiesa San Giovanni Battista, via Damaggio Fischetti, Gela  (Caltanissetta)

orari apertura: tutti i giorni dalle 16:00 alle 20:00, la mattina su appuntamento.

OBLIVION

2 Marzo 2017




ALL’ANTICA CENTRALE ELETTRICA DI VITTORIA, ( Ragusa) 
il  4 marzo, alle ore 18.00, si inaugura la mostra  
OBLIVION”
allestita da MPGART.

Momò Calascibetta-”Nel giardino di Giano” acrilico 2017

Lete e Mnemosine: l’uno accanto all’altra, l’uno contrapposto all’altra. L’arte di dimenticare, il lasciare andare, è nulla senza la capacità di trattenere, la volontà di accogliere. La dimenticanza si lega al ricordo. L’oblio alla memoria. Bere dalle due fonti, per dimenticare le cose passate, le colpe terrene, e poter dare spazio così a nuove immagini, visioni divine, nuove vite. Due intrecci che creano unità, un’interdipendenza che dà liberazione, dell’anima, della mente e dello spirito. E l’essere si avvicina alla felicità.

“Oblivion” è il titolo della collettiva d’arte contemporanea, organizzata dall’associazione culturale MPGart di Vittoria e curata da Melissan Gurrieri e Giovanna La Cava, che sarà inaugurata sabato 4 marzo, alle 18.00, all’Antica Centrale Elettrica di piazza Enriquez a Vittoria, dove resterà allestita fino al 23 marzo. Una collettiva che riunirà circa 40 artisti da tutto il mondo che, attraverso le varie forme d’arte, come la pittura, la scultura, la fotografia, la video art e le installazioni, daranno espressione, immagine, fisicità all’oblio e alla memoria. 
La collettiva sarà composta dalle opere di 20 artisti ospiti e da 18 artisti che hanno partecipato al bando lanciato nei mesi scorsi, i cui lavori sono stati selezionati da una giuria composta da Arturo Barbante, Giovanna La Cava e  Melissan Gurrieri. Gli artisti ospiti sono:

Salvo Barone, Arturo Barbante, Sandro Bracchitta, Momò Calascibetta, Carmelo Candiano, Salvo Catania Zingali, Bartolomeo Conciauro, Naire Feo, Sergio Fiorentino, Giovanna Gennaro, Franco Iacono, Paolo Greco, Sebastiano Messina, Fabio Modica, Michele Nigro, Alida Pardo, Giuseppe Pizzenti, Francesco Rinzivillo, Piero Roccasalvo Rub e Giovanni Stella. I selezionati sono invece: Anita Le Sech, Ay Bm, Dariusz Romanowski, Fiorenza Gurrieri, Giovanna Giaquinta, Irene Pouliassi, Jason B Bernard, Luca Scarpa, Marco Lando, Margarita Henriksson, Natasha Van Budman, Rebecca Key, Sarbast Ahmad Mustafa, Sara Spizzichino, Sara Vacchi, Simon Kloss, Sthephanie Mercedes e Victor Alaluf.

Il 25% del ricavato delle opere vendute sarà devoluto all’associazione MoVis di Vittoria, impegnata nell’abbattimento delle barriere architettoniche: “Le nostre attività - commenta Carmelo Comisi, presidente MoVis Onlus - per tracciare un parallelismo con l’oblio, hanno proprio l’obiettivo di non far dimenticare alla società che esiste il mondo della disabilità, mettendo l’accento su quelle che sono le esigenze delle persone disabili che non vogliono e non devono essere dimenticate dal resto della società civile”.
La mostra, che dal 28 aprile al 7 maggio si sposterà poi al Teatro Naselli di Comiso, gode del patrocinio del Libero consorzio comunale (già Provincia regionale di Ragusa), del Comune di Comiso, del Comune di Vittoria, e del supporto di sponsor privati: Siriac, M.P. Trade, Marimaserre, C.F. Farruggio, Nuova Sud Imballaggi. Per maggiori informazioni visitate il sito www.mpgart.it, la pagina facebook MPGArt. Orari di vista: 17.00 - 20.00. 
ufficio stampa 

Migrantes

22 Febbraio 2017

MIGRANTES

Palazzo Garofalo
dal 23 febbraio all’11 marzo 2017
paricolare MoMò Calascibetta acrilico 40×50 2017 (particolare)

Cresce l’interesse nel territorio ibleo per la prestigiosa iniziativa, unica nel suo genere, della mostra interculturale d’arte “Migrantes”.
Trentanove artisti professionisti, anche giovani talenti; ragazzi coinvolti in diversi centri di accoglienza; dipinti, fotografie, sculture, testimonianze video con canti, poesie e danze: questi i soggetti e le loro produzioni all’interno di un percorso che diventa metafora esistenziale.

Artisti:
ARTURO BARBANTE, ILDE BARONE, SALVO BARONE, SANDRO BRACCHITTA, MOMÓ CALASCIBETTA, CARMELO CANDIANO, MAVIE CARTIA, SALVO CARUSO, DANIELE CASCONE, SALVO CATANIA, EZIO CICCIARELLA, GIUSEPPE COLOMBO, GIUSEPPE DIARA, SALVATORE DIFRANCO, GIUSEPPE ANTHONY DI MARTINO, ANGELO DI QUATTRO, ALESSANDRO FINOCCHIARO, GIOVANNA GENNARO, TONY GENTILE, AMIR YEKE, GIOVANNI IUDICE, GIOVANNI LA COGNATA, GIUSEPPE LEONE, GIOVANNI LISSANDRELLO, GIANNI MANIA, SEBASTIANO MESSINA, DARIO NANÌ, LUIGI NIFOSÌ, MICHELE NIGRO, ALIDA PARDO, FRANCO POLIZZI, MAURIZIO POMETTI, LUIGI RABBITO, FRANCESCO RINZIVILLO, GIOVANNI ROBUSTELLI, PIERO ROCCASALVO, FABIO ROMANO, FRANCO SARNARI, ALFONSO SIRACUSA.

NELLA TERRA DI NESSUNO di ANDREA GUASTELLA

Ogni anno decine di milioni di persone fuggono dal loro paese d’origine: abbandonano aree devastate da conflitti e guerre, dove la libertà è un miraggio e la violenza è all’ordine del giorno. Chi fugge, il più delle volte, non lo fa in cerca di un futuro migliore, ma semplicemente per conservare la vita sua e dei propri cari. Questi concetti sono ormai diventati di dominio comune. Se infatti la storia ha conosciuto fasi di grandi migrazioni, mai esse sono avvenute nello stesso periodo, a vastissima scala e con l’impressionante rapidità dei nostri giorni. Gli stranieri che sino poco fa vedevamo solo al cinema o di cui leggevamo sui giornali, circolano adesso per le nostre strade, sbandati e in cerca di attenzione. Accorgersi della loro presenza non significa però che i migranti cessino di essere oggetto di carità postale o di astratta discussione. Al contrario, i problemi pressanti che la loro realtà comporta e la nostra attitudine ad assuefarci al dolore fanno sì che i tormenti della coscienza, quando ci sono, si conformino al respiro delle onde che cancellano implacabili le tracce degli sbarchi.
Forse solo gli artisti sanno davvero interpretare ciò che accade a coloro che abbandonano casa. Lo sanno in quanto disadattati essi stessi, estranei a una società che fa dell’utile il valore assoluto. Lo sanno in quanto corpi avvezzi al peso e alla transitorietà della materia. Lo sanno soprattutto in quanto esperti dell’umano, e per ciò stesso costretti a identificarsi con l’altro.
A giudicare dai lavori esposti in mostra, il migrante è anzitutto un’identità in transito. In questo senso, ciascun uomo è un migrante, tanto la bimba che sogna in valigia di Alida Pardo quanto gli automobilisti incolonnati sul sentiero della vita di Luigi Rabbito.
Cos’è in fondo l’esistenza se non l’esplorazione di un territorio sconosciuto? Perciò il quadro di Ilde Barone si intitola semplicemente Nata – e credo in ciò si colga un’identificazione personale – e Giovanni Robustelli, con le sue alghe ondeggianti, può a ragione evocare la “coscienza dell’io”: l’io è un groviglio di pensieri e di emozioni, quasi sempre in contrasto tra loro, che si agita come una fiamma in direzione del cielo. Anche se, come accade alle alghe, salire in superficie significa morire.
Il viaggiatore muore al suo passato. Il futuro è una questione di prospettiva. E in prospettiva, quasi osservandolo dall’alto, Michele Nigro dipinge il Mediterraneo come un tappeto colorato. È il nostro mare, e i migranti di oggi sono i padri di ieri. Non siamo forse un unico tessuto? Che cosa distingue siriani e ugandesi dalle contadine in scialle nero di Giuseppe Colombo, dalla nonna che si bagna i piedi sulla spiaggia di Giuseppe Anthony Dimartino, dai viandanti affacciati a un vagone ferroviario di Giovanni Iudice, da quelli che ci sorridono dai vetri di un autobus di Luigi Nifosì o dall’uomo di colore disperso per le strade di Palermo di Giovanni La Cognata? Niente.
Nelle nostre serre, come nei campi percorsi dal Seminatore di Millet evocato da Franco Sarnari, la vita è lavoro. Le grandi mani di Momò Calascibetta e i piedi di Salvatore Difranco sono uguali per tutti. Come oggi, ieri il passaggio per conseguire un destino migliore è una porta stretta, irta di punte come quella assemblata da Carmelo Candiano. Chiunque la attraversi, sia l’Argonauta dal volto segnato di Salvo Caruso, sia la figura nuda e sperduta in una stanza di Dario Nanì, sia la sagoma svestita in forma di persona di Fabio Romano, porterà sulla pelle le tracce dei chiodi.
Altri artisti preferiscono soffermarsi sulle dinamiche del viaggio e sulle conseguenze che esso apporta al fisico e alla psiche del migrante. Partiamo dal viaggio: il mare, lo spazio da percorrere, è davvero sconfinato, come nel lavoro di Sandro Bracchitta; il tragitto è periglioso, come quello della barca di carta di Maurizio Pometti; il suo approdo è un magma indistinto che solo per caso si chiama Sampieri, come nel dipinto di Alessandro Finocchiaro.
A volte, come nel quadro di Mavie Cartia, il silenzio dei flutti è confortato dalla speranza di un avvistamento. Ma non avevano avvistato i soccorsi anche i dispersi della Zattera della Medusa?
Spesso, anzi spessissimo, al viaggio segue il naufragio, con la speranza che ironicamente si converte in di-speranza come nel dipinto di Franco Polizzi. Abbiamo quindi il corpo morto a pochi metri dalla sarcastica linea di traguardo di Salvo Catania Zingali, i cadaveri velati di uno scatto di Gianni Mania, il vortice impetuoso di Giovanni Lissandrello, il bimbo pupazzo squarciato di Piero Roccasalvo Rub, la memoria dell’acqua di Amir Yeke.
Dopo lo sbarco, restano le barche sulla spiaggia di Giuseppe Diara, i fiori in mare di Giovanna Gennaro, i legacci e la pietra di Ezio Cicciarella, insomma, le reliquie, i condensati di memoria in cui, come nelle conchiglie, riecheggia ancora l’eco del lungo navigare: si guardi al copertone salvagente dell’istallazione di Alfonso Siracusa e al legno decorato da Tony Gentile, proveniente da un relitto.
E i migranti? Quando giungono vivi sono lieti per lo scampato pericolo come il naufrago di Arturo Barbante, ma nella maggior parte dei casi li attendono l’indifferenza, l’alienazione, la riduzione a un numero di cui parlano i lavori di Angelo Diquattro, di Francesco Rinzivillo e di Salvo Barone.
Dobbiamo quindi concludere che la terra promessa confina con l’orrore, che la “civiltà” è barbarie e la barbarie civiltà? È lo spettacolo che la cronaca, prima ancora dell’arte, ci trasmette.
Vediamo perennemente tradotti in spaventevole realtà il racconto di Caino e quello di Noè e sappiamo, noi per primi, di non stare di casa in nessun luogo. Anche il Figlio dell’uomo non aveva, come i migranti, una pietra dove posare il capo. “Noi” – lo notava in uno splendido saggio Glauco Cambon – “siamo la sua immagine invertita. Forse demoniaca”.
E tuttavia se, come forse accade, per altre vie, agli oranti di Giuseppe Leone, agli amici di Sebastiano Messina e al libero pensatore di Daniele Cascone, “l’arte contemporanea […] ci avrà condotto ad affrontare l’abisso della nostra dispersione, ci avrà dato la possibilità di istallarci […] in un mondo nuovo a venire e in un linguaggio valido; di riessere umani. Nel frattempo, attendati in terra di nessuno, viviamo l’inferno dell’attesa. Possiamo solo sperare che sia infine un purgatorio”.

Curatore generale: Giuseppe Di Mauro
Direttore artistico: Salvo Barone
Critici:
- ELISA MANDARÀ
- ANDREA GUASTELLA
Consulenza scientifica: Cattedra di “Dialogo tra le culture” di Ragusa
Coorganizzatori: Alcuni Uffici della Diocesi di Ragusa
✔Cultura
✔Caritas
✔Migrantes
✔Missioni
◻ CALENDARIO GENERALE ◻

◽▫Ragusa▫◽
Palazzo Garofalo, dal 23 febbraio all’11 marzo
Inaugurazione 23 febbraio ore 19.00
Lun-sab 9.30-12.30 (su richiesta); 16.00-19.00

◽▫Comiso▫◽
Foyer del Teatro Naselli, dal 4 aprile al 19 aprile
Inaugurazione 4 aprile ore 19.00
Lun-sab 9.30-12.30; 17.00-20.00

◽▫Vittoria▫◽
Sala Mazzone (ex ENEL), dal 22 aprile al 14 maggio
Inaugurazione 22 arpile ore 19.00
Lun-sab 9.30-12.30 (su richiesta); 17.00-20.00
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Sarà disponibile pure il catalogo della mostra contenente le opere degli artisti coinvolti. Tale pubblicazione, oltre agli interventi nell’aerea prettamente artistica, conterrà anche contributi sul fenomeno migratorio, in modo da contestualizzare meglio l’evento. Il ricavato servirà per sostenere le spese della mostra stessa.

Per ulteriori informazioni:
Tel.: 349 3009999 (10.30-12.30; 16.00-18.00)
E-mail: ufficiocultura@diocesidiragusa.it
http://cultura.diocesidiragusa.it/