SPEGNIAMO L’ INCENERITORE DI BELLOLAMPO

7 Dicembre 2007

SPEGNIAMO L’INCENERITORE PRIMA CHE BRUCI IL NOSTRO FUTURO!


Tante buone ragioni per dire no alla costruzione dei 4 inceneritori previsti dal piano regionale rifiuti di Cuffaro


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la discarica di Bellolampo- Palermo-foto momò


1)  Un inceneritore non distrugge i rifiuti, ne altera la composizione chimica e la tossicità.

2)  Un inceneritore emette in atmosfera sostanze tossiche e cancerogene, quali diossine, polveri sottili, nanaparticelle, metalli pesanti, che provocano tumori, malformazioni gravi  e patologie.

3)  Le sostanze contaminanti emesse da un inceneritore, oltre  ad inquinare il suolo e le falde acquifere, sono resistenti ai processi di degradazione naturale, persistono e si accumulano nelle matrici alimentari e si trasferiscono da un organismo all’altro attraverso la catena alimentare.

4)  La costruzione di un inceneritore non elimina il problema delle discariche, quelle speciali più costose e pericolose, per il deposito delle ceneri e delle sostanze tossiche.

5)  La realizzazione di un inceneritore disincentiva la raccolta differenziata, che attualmente in Sicilia si attesta su percentuali irrisorie a causa dell’errata considerazione     di  questo sistema come aggiuntivo e non sostitutivo. Tale percentuale è destinata ad abbassarsi, se non annullarsi, senza che sia mai stata attuata una corretta e complessiva politica di gestione rifiuti.

6)  Gli inceneritori consumano più energia di quella prodotta. infatti la selezione, l’essiccatura, la pressatura e il trasporto dei rifiuti richiedono complessivamente più energia di quella ottenuta dalla loro combustione.

7)  Gli inceneritori sono una soluzione antieconomica in quanto la più costosa per affrontare il problema dei rifiuti.  Ai costi di realizzazione si aggiungono quelli per la messa in opera delle discariche speciali e quelle di gestione derivanti dalla complessità degli impianti e dalla costante manutenzione.

8)  la convenienza economica dell’incenerimento esiste solo per le ditte che lo gestiscono, mentre i cittadini sono costretti a pagare l’onere. Infatti i Comuni saranno costretti a conferire le quantità stabilite di rifiuti, pena un sovrapprezzo, pagando all’impresa 75 euro/t. Il gestore guadagnerà grazie:
     *alla materia prima per produrre energia gratis.
     *agli enormi introiti dai Comuni per il conferimento
     *al prezzo triplicato dell’energia  prodotta compensato dall’incentivo statale che tutti paghiamo con una tassa sulla bolletta ENEL (CIP6)

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Momò Calascibetta-Il sole nella discarica-2005

9)  Un inceneritore non ha risvolti nelle economie locali e non crea posti di lavoro. Gli inceneritori sono impianti ad alta tecnologia che prevedono da un lato l’impiego di ingenti investimenti dall’altro uno scarso impiego di risorse umane. Invece operazioni sane e pulite di raccolta differenziata, riduzione, riuso, riciclaggio e compostaggio prevedono il coinvolgimento di piccole e medie imprese, rappresentando opportunità di lavoro per migliaia di siciliani.

10)  Gli inceneritori previsti dal piano regionale rifiuti sono progettati per bruciare molta più immondizia di quella prodotta in Sicilia. Per essere convenienti gli inceneritori devono funzionare a pieno regime 24 ore su 24, si dovrà allora importare immondizia dall’Italia continentale e da tutto il bacino del Mediterraneo trasformando così l’isola nella pattumiera d’Europa.

11)  Gli inceneritori rappresentano una tecnologia ormai desueta, infatti nel resto del mondo si chiudono per adottare sistemi ecologicamente più sostenibili.

12)  L’area urbana di palermo è una delle più inquinate d’Italia. La costruzione dell’inceneritore a Bellolampo provocherebbe una crisi ambientale. E a rischiare sono i bambini e gli adolescenti perchè a parità di peso introducono maggiori quantità di aria, acqua e cibo e perchè i processi di detossificazione non sono ancora completati.

NO AGLI INCENERITORI

contro il piano illegale che viola le direttive

 nazionali europee,e il protocollo di Kyoto


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5 Novembre 2007

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"ho finito prima di avere goduto del mio talento" dall’epistolario di W. A.Mozart 24,06,1771

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omaggio a Mozart - Mozart mon amour - acrilico cm. 50 x 40 - 200610.gif

Il mio tributo a Mozart va cercato nell’atteggiamento spregiudicato e disinibito che ho cercato di assumere nel dipingere e nella mia accorata invocazione a quello spirito dell’equilibrio tra libertà e forma che ha dominato Mozart nella sua creatività; quello spirito che permette di agire in maniera totalmente libera, perché conforma la propria libertà alla NECESSITA’.

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momo-z-art orkestar - acrilico cm.150 x 120 - 200610.gif

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cowboy

5 Novembre 2007
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Oscar  Odd Diodoro
-John Wayne for peace-
2007
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cowboy
- disegno cm.150 x 210 - 2001     

 
                                      
                                                                                                                                                                     
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particolare

La famiglia MOMOzart

4 Novembre 2007
  
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La famiglia MOMOzart - acrilico cm 120 x 150 - 2006 10.gif

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particolare
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La strega e il capitano

4 Novembre 2007

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La strega e il capitano - disegno cm. 50 x 70 - 1984

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Particolare

Le case di Momò

4 Novembre 2007
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LE CASE

di
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Il corpo è la casa del cuore.
La carne è il corpo della casa.

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Sono legato ad un concetto di casa quale posto in cui non ci si può mai
sentire veramente a casa propria e dal quale si deve anzi fuggire per
sentirsi a casa con se stessi; sono una tartaruga, ovunque io vada mi
porto la casa sulla schiena.


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La stanza di Momò - disegno cm.33 x 66 - 2004

Ho dovuto lasciare la mia casa per poter ritrovare me stesso,
ma non ho mai abbandonato ogni singola parte di me:
 ho preservato l’essenza del mio essere

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La casa di Vicolo del Forno - disegno cm.33 x 66 - 2004

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particolare

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particolare
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La casa è un luogo? Un ideale? Uno spazio immaginato?
La casa è un’idea, una geografia interna della memoria
dove il dolore ti abbandona.

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La casa di via Ruggero Mastrangelo-cm.33 x 66-disegno a matita 2004

Lo studio di Momò

3 Novembre 2007


Lo studio di Momò con i girasoli di Vincent

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Lo studio di Momò - disegno - cm. 40 x 50 - 2004

Questo è il ballo del qua qua

23 Ottobre 2007


Leonardo Sciascia nel suo formidabile "Il giorno della civetta" divide le persone in cinque categorie.
  E’ un pezzo celeberrimo, ma sempre gradevole da rileggere e meditare

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"Quaquaraqua" Cartella con incisioni di Momò Calascibetta a cura
dell’Associazione amici di Leonardo Sciascia
Testo Vincenzo Consolo-Presentazione Fondazione Mudima-
Stamperia Upiglio, Milano, 2004
L. Sciascia, amateur d’estampes, Catalologo Il Girasole edizioni, Milano, 2004
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"…l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà... Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, ché mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini… E invece no, scende ancora più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi… E ancora più in giù: i piglianculo, che vanno diventando un esercito… E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre… Lei, anche se mi inchioderà su queste carte come un Cristo, lei è un uomo… Anche lei, disse il capitano con una certa emozione."

 Questo era il colloquio fra il capo della mafia locale, don Mariano Arena e il capitano dei carabinieri, Bellodi, nativo di Parma, splendido ed incorrutibile investigatore. Sciascia descrive Bellodi come un ufficiale per il quale "l’autorità di cui era investito considerava come il chirurgo considera il bisturi: uno strumento da usare con precauzione, con precisione, con sicurezza."Non casualmente il grande giornalista Francesco Merlo paragonava Bellodi a Dalla Chiesa, del quale aveva il carisma, la volontà, la gentilezza ed anche a Falcone: "Sicuramente Bellodi è già Giovanni Falcone, sereno e lucido, energico e prudente, un uomo di curiosità universale che tuttavia sa capire don Mariano Arena, farsi uguale a lui, come i tirannicidi che a loro modo somigliano ai tiranni… E’ qui, per esempio, che il carabiniere esce dalle barzellette e diventa un eroe illuminista, un filosofo umanista capace persino di smascherare la mafia con un trucco di sapienza letteraria, il verbale di una falsa confessione, che è la grande idea sciasciana della letteratura come forma nobile del vivere obliquo, la cultura che occupa il terreno in cui si alimenta la mafia, ne prende il posto, la cultura e la ragione al posto della mafia che è anch’essa un vivere obliquo, ma torvo".

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BUSH NULLITA’ AMBULANTE

16 Ottobre 2007

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nullità ambulante
macchietta
instabile
zimbello

LO SCEMO DEL VILLAGGIO

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«Brain»: il «Cervello»!

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«Povero diavolo», senza spina dorsale, per gli uni e «nullità ambulante», completamente plagiato dalla madre, per gli altri…, il cinquantaseienne «instabile», «influenzabile» e senz’altro «ricattabile» figlio «bischero» di George Herbert Walker Bush e Barbara Pierce, nel corso della sua travagliata esistenza – sempre secondo i siti che lo descrivono – non sarebbe mai stato un’ «aquila»…

Così, almeno, sembrano «inquadrarlo» e ricordarlo i suoi innumerevoli ex compagni di scuola che lo hanno ben conosciuto, sia alla Philips Andover Academy del Massachussets, sia alla Yale University, sia alla Harvard Business School. Questi ultimi, infatti, continuano a conservare di lui l’immagine dell’insperata e provvidenziale «macchietta» della classe. Il classico «zimbello» a cui - tra costanti derisioni e quotidiane sarcastiche parodie – era spontaneo attribuirgli il caustico e rivelatore epiteto di «brain» (il «cervello»): cioè, lo «scemo del villaggio»!

BUSH PSICHICAMENTE SCOMBINATO

8 Ottobre 2007


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lo stupido
l’asino scemo
lo scimpanzè
il ragazzo banana
il tossicomane
l’alcolista

BUSH  PRESIDENTE DI CARTA

Nato un 6 Luglio del 1946, a New Haven (Connecticut) ed alternativamente chiamato «Dubya» (pronunciare: «Dobià» = lo «stupido»), «Dumbass» («Dombàss» = «l’asino scemo»), «el-Chimpy» («el-Cimpi» = lo «scimpanzé») o «Bananaboy» («bananaboi» = il «ragazzo-banana»), George Walker Bush jr. non è soltanto la tipica «marionetta» del gioco americano del potere…

Come precisano le decine e decine di siti internet a lui dedicati negli USA (per sincerarsene, basta inserire il nome George W. Bush sulla finestra web di un qualunque motore di ricerca, e cliccare!), l’apparentemente scaltro e feroce «lupo» di Washington, è soprattutto un particolare, inconsueto, desolante ed affliggente «caso umano»!

Dalle pagine Web in questione, ad esempio, si apprende che, in passato, l’attuale Presidente degli Stati Uniti d’America è stato un patetico ed inveterato tossicomane (cocaina), nonché un incallito e commiserevole alcolista (whisky, qualità «Bourbon» + birra, marca «Lone Star»). O se si preferisce, un prostrato e psicolabile personaggio che a stento, verso la metà degli anni ‘70 - dopo avere subito un paio di arresti per guida in stato di avanzata ubriachezza, uno specifico fermo per detenzione abusiva di stupefacenti e numerose terapie intensive di disintossicazione presso dispendiose e confidenziali case di cura specializzate – sarebbe riuscito, in fine, apparentemente, a separarsi dall’increscioso ed inquietante stato di «duplice dipendenza» nel quale era sciaguratamente e miserevolmente sprofondato.

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